
Seconda puntata del reportage MADE OF EARTH progetto sulle nuove agricolture e l’utilizzo delle rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, con il collettivo di fotografe/i CESURA: tutte le immagini del progetto sono (c) CESURA Publishing.
Arrivo tra la Murgia e la Valle d’Itria, è metà estate, il caldo entra dai finestrini dell’auto ma arrivo e Claudio, che fa l’enologo per la Vigna Agrivoltaica di Comunità di Gioia del Colle, è già lì che aspetta. Nonostante il vento, gli incendi, anche la Puglia in fiamme, nell’estate “più calda di sempre” che si rinnova ormai da qualche anno.
Antonella e Nicola Mele sono i titolari di questa Vigna che a oggi conta 50 soci, partita da un’idea e un pugno di visionari, tra questi Nicola, che da “ragazzino” faceva l’informatico, nella sua mente ci sono i grandi pioneri del passato, fra questi Adriano Olivetti, l’imprenditore illuminato, di grande umanità che oggi chissà cosa direbbe dell’IA e dei rischi legati alla mancanza di controllo sulle macchine, o ancora su quanta acqua serve per raffreddare i grandi silos che stoccano dati?

Ma qui in Puglia sotto le viti e il sole, si coltiva uva da tavola, Primitivo ma anche Falanghina e Traminer, uva del nord trapiantata al sud, perché Nicola, racconta, la sfida è questa: cercare nuove vie per la coltivazione, per questo è nata la Vigna Agrivoltaica, nel 2008, da un’idea appunto che aveva a che fare con la terra ma anche con la messa a sistema di una filiera che non c’era. E ora c’è.

Tre ettari di pergolato, alternato ai pannelli fotovoltaici che fanno ombra e generano un subterreno fertile, utile alla coltivazione d’altro, anche. Claudio ci fa vedere i grappoli, Antonella che si occupa di marketing ed eventi dell’azienda di famiglia guarda al padre che ricorda tempi lontanissimi, oggi la Vigna è riconosciuta, il suo vino è esportato all’estero, all’inizio però Nicola e i soci hanno conosciuto le lungaggini burocratiche, è così che li spezzi i sogni, a volte. Con la burocrazia, aveva ragione Kafka.
Poi però grazie anche al Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia” l’agricoltura dinamica, la sperimentazione, l’utilizzo di una tecnica “nuova” come l’agrivoltaico applicato alla viticoltura.

Ora le varietà coltivate sono 32, il territorio qui, nonostante gli incendi, è fertile, anche se la Puglia non ha certo molto accesso all’acqua (e bisognerà capire cosa succederà nei prossimi anni a causa del surriscaldamento globale, dato che uno degli effetti della doppia tenaglia del caldo sarà la siccità). Eppure, In me non c’è che futuro, risponde Nicola. Non ci può essere che progettazione e tentativo, evidentemente, quando parli di informatica intesa come la intendevano i grandi imprenditori del passato – oltre Olivetti, Piaggio o lo stesso Mattei, nonostante i loro progetti nel tempo siano diventati “altro” ndr -. Per Nicola l’importante è restare autonomi, riuscire a produrre le qualità (più che le quantità) che lui e gli altri soci della comunità, questa parola d’antan, questa parola-manifesto, dispongono di anno in anno.

La qualità e l’impegno, lo vedi mentre cammini lungo i filari, faccio il sopralluogo con Claudio per prendere le “misure” giuste alle angolazioni che poi diventeranno le foto del Collettivo Cesura, con cui condividiamo l’impegno del progetto, portare a termine un piccolo viaggio in alcune realtà italiane, attraverso il lungo e largo territorio del nostro Paese, che testimonino che un altro modo di lavorare il terreno, e produrre in modo sostenibile, è possibile, oltre che adeguato alla complessità dei nostri giorni.
La base del pensiero di Nicola è il processo del cambiamento, da agire sui territori ma ancora di più nelle menti di chi abita e lavora su quei territori, Coinvolgendo e dando responsabilità ai più giovani, ci tiene a dire Nicola Mele, del resto: Per cambiare paradigma occorre capire qual è il “nuovo” equilibrio che vogliamo mettere in atto.

La sera a cena mi metto seduto in un piccolo ristorante al centro di un vicolo di pietra bianca. Odori di melanzane, ordino formaggi all’Antica Trattoria Pugliese (anno di fondazione 1888), i camerieri mi danno del “voi”, sembra di essere in un altro tempo mentre il vento, sempre il vento, passa tra i vicoli stretti. Potrebbe essere un paese del Medio Oriente, l’Arabia sognata, quella di quando il mondo non era muri ma avventure. Il vento porta le lingue del mondo. Ovunque parliamo le parole del tempo presente.

Alla Vigna Agrivoltaica di Comunità, prendo appunti sulla mia Moleskine nera morbida (quest’anno per la prima volta dopo anni ne ho presa una verde 2027, chissà ndr) tutto passa dalla collaborazione, dal metodo, che Nicola condensa nell’adesione al modello dinontorganico (dinamico-ontologico-organico) che prevede vi sia una compartecipazione e un equilibrio dinamico fra sostenibilità economica, ambientale e sociale. Sempre. L’attività che si tiene in piedi da sola, integrata al territorio e con ricadute positive sulla comunità. Sono parole-collaborative e non oppositive. Vita tua, Vita mea, il “realismo filosofico” di Tommaso Demaria.