testa di… musica. ma 3D!

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(versione estesa e modificata, si ringrazia Paola Conforti – Casi Umani per la professionalità)

In un cinema viene proiettato un film in 3D. Gli occhialini in dotazione hanno cuffie integrate che fanno entrare lo spettatore anche all’interno del suono. Un’esperienza totale… Non vi preoccupate, non è l’ennesimo spin off di un romanzo di Philip K.Dick, ma (forse) il futuro della musica.
La musica non è solo questione di tempo «ma di spazio, anzi di iperspazio» dice Francesco Vitale, giovane portavoce del collettivo di musicisti Crackerjack che, sull’elaborazione della musica, ha creato un vero e proprio live a “esperienza totale”. In 3D.
Come nella fantascienza, dice Vitale «bisogna andare oltre la monodimensionalità della musica: dalla tecnologia alla filosofia, in storia dell’arte, la musica viene intesa infatti come “arte del tempo” (persino Leonardo la definiva “arte sventurata” perché presente solo in quella dimensione). I suoni invece sono tutto ciò che è intorno a noi, bisogna coglierli in modo totale». E continua Vitale «Noi siamo la generazione che ha la musica nella testa, nelle cuffie dell’iPod; noi vogliamo tirarla fuori». Come? «Attraverso la creazione di uno spazio virtuale «in cui sei avvolto e non invaso, in cui la musica è intorno», nasce così About the head. Un’esperienza musicale ad alto tasso di innovatività che abbatte la frontiera tra pubblico e musicista.
Come? Durante il live dei Crackerjack, gli spettatori ascoltano il concerto attraverso delle speciali cuffie. Grazie a un microfono innestato a una dummy head – la testa di un manichino dotato di orecchie artificiali e microfoni ad alta fedeltà – la musica eseguita sul palco dai musicisti viene riprodotta nelle cuffie degli ascoltatori (si consiglia di rimanere a occhi chiusi) che assistono, così, a una performance in perfette condizioni di percezione.
L’esperimento musicale dei Crackerjack è un concerto di binaural music (tecnica usata già da Pink Floyd, von Karajan, Peter Gabriel), per Vitale «nei romanzi l’iperspazio è la quarta dimensione, la dimensione in più, quella che fa fare un “salto” alle astronavi… Nella nostra musica vogliamo fare lo stesso».
Dopo il cinema, arriva dunque la musica 3D!


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La musica binaurale – termine difficile che sta solo per “creata per l’ascolto in cuffia” – parte da un’indicazione del tempo: la musica è sempre meno un’abitudine autonoma. Oggi la musica è entertainment, colonna sonora di film, viene fruita insieme ad altri media. Molti videogame iniziano a sfruttare la musica binaurale.
Così il collettivo Crackerjack, cinque giovani musicisti rock cresciuti nell’underground e nei laboratori del suono delle Audiofficine Agon, partendo dalla percezione del suono ha ideato About the head – in collaborazione con il LIM-Laboratorio di Informatica Musicale dell’Università degli Studi di Milano – ovvero il “concerto binaurale”.
Il live dei Crackerjack è un mix di musica rock, pop (à la “4 fiori per Zoendr), voci campionate: i cinque suonano rivolti alla dummy head in una sorta di danza tribale in cui il manichino rappresenta lo spettatore. Un “attraverso lo specchio” in cui tutti i suoni sono amplificati, misurati, uditi nel dettaglio. Una vera e propria esperienza “3D” in cui i Crackerjack usano tutto: laptop, chitarre, la melodica (una tastiera a bocca ndr), scatole di cartone che suonano meglio di una percussione, fogli di carta che sembrano riprodurre il rumore del vento, posate che risuonano come xilofoni, bottiglie di plastica piene d’acqua che simulano il rumore del mare.
I numeri.
I Crackerjack suonano insieme da otto anni. L’attitudine Binaural (come l’omonimo album dei Pearl Jam ndr) della loro musica è umanoide, futuribile, androide. Metà Uomo metà Macchina, nata dall’ibridazione di strumenti tecnologici e oggetti quotidiani, re-inventati e rielaborati attraverso un “new media”: il microfono.
La tecnologia e il tempo dell'artista. Per Francesco Vitale e Arbër Misa, del collettivo Crackerjack «La vera domanda è “Cos'è lo spazio”: la nostra performance nasce per dare il migliore punto d'ascolto a ogni singolo ascoltatore, ovvero in mezzo a noi. In uno “spazio ideale” che unisca musicista, musica e fruitore».
La frontiera è il live. Per Misa «Il nostro è un live da ascoltare, è un’inversione della logica "andiamo a vedere un concerto". Usiamo strumenti del quotidiano, partiamo dalla considerazione che la tecnologia debba essere usata per un fine, come strumento». I confini della tecnologia sono nella dimensione «in cui ti serve: noi usiamo le tastierine per fare anche suoni complessi, e sono meglio dei più sofisticati synth». Poi, continua Vitale «i suoni elettronici sono più versatili, ma è una trappola: la musica che domina le classifiche ti usa, è comoda, fatta apposta per un ascoltatore non attento. Noi vogliamo ribaltare questo concetto».
Nel mainstream, l’esperimento dei Crackerjack “suona” come una piccola rivolta cosciente. L’arte permette di avere un filtro, serve a interpretare il proprio tempo. Per Vitale, come diceva Edgar Varèse: “Contrariamente a ciò che in genere si crede, l’artista non è mai in anticipo rispetto ai suoi tempi: è la maggioranza della gente ad essere sempre in grande ritardo”.
Prosegue Misa «il progetto Crackerjack è basato sulla condivisione di norme di autoregolamentazione: ognuno suona qualcosa, ma siamo tutti polistrumentisti, e questo ci porta a cambiare strumento durante la performance: suonare tutto, non specializzandosi, permette di tirare fuori suoni imprevisti».
Come per Brian Eno, l’errore è un’intenzione nascosta.
Sul futuro della musica, per Misa «L'era del disco è finita» e chiude Vitale «noi forse siamo l'ultima generazione».
About the head dei Crackerjack, ovvero la “musica binaurale”. Nell’Epoca della low quality dell’mp3, non è l’immagine a governare il processo d’ascolto, ma il suono. Per fortuna. Di nuovo. E in 3D. Forse la musica sta per compiere il suo balzo nell’iperspazio.
Info, sul MySpace dei Crackerjack