A che punto è la musica?


Ha composto pezzi sul Mar Mediterraneo e la montagna, sul blu, la Luna e il perdersi. Intervistiamo Bruno Bavota (Napoli, 1984) compositore polistrumentista che sarebbe ascrivibile alla più ampia “galassia” dei musicisti classici contemporanei, per chiedergli a che punto è la situazione nel mondo della musica, una delle sette arti (nove, se ci mettiamo dentro anche il cinema e il fumetto ndr) mentre si prepara a un tour internazionale dopo la pubblicazione di Be Human (che uscirà il prossimo 8 maggio, di cui si possono ascoltare le prime quattro tracce, in anteprima qui) il nuovo album e il nuovo tour con la violinista ambientale svizzero-catalana Violeta Vicci, di cui pure scriveremo a breve.

Essere un musicista italiano oggi, riflette Bavota, molto conosciuto all’estero (Cina, Giappone, mondo anglosassone): «Inutile girarci intorno – dice l’artista partenopeo – per quanto l’industria musicale stia attraversando un momento complicato, all’estero il mercato è più florido. L’Italia è sempre più periferia della musica e gli spazi per chi propone un certo tipo di musica sono ridotti o inesistenti. Non è un discorso dove c’è il solito “giardino del vicino che è sempre più verde” ma, semplicemente, c’è più rispetto per l’arte in tutte le sue forme, musica compresa. É importante qui menzionare che gli artisti residenti all’estero hanno accesso a dei fondi per coprire le registrazioni degli album, spese di viaggio e incentivi alla professione. Così come la maggior parte dei teatri, sale concerto e club hanno più fondi a disposizione per i concerti».

In Italia, continua Bavota: «Si è provato a invertire la rotta per un periodo, ma sei completamente abbandonato a te stesso. In Europa ci sono più porte a cui bussare e un artista ha più possibilità di riuscire a districarsi all’interno dell’industria musicale. Qui spesso non ci sono neanche le porte a cui bussare».


La copertina dell’ultimo album di Bruno Bavota e Violeta Vicci, “Be Human” in uscita l’8 maggio per bigo & twigetti London

Entrando nel merito della fruizione dei concerti, dice Bavota, è anche una questione di fruizione più che solo logistica: «All’estero (i concerti) iniziano in un orario consono affinché sia il pubblico che l’artista possano viverne appieno l’esperienza. Spesso in Italia i concerti, tranne che nei teatri, iniziano oltre le dieci di sera (con orario indicato alle nove), anche nei giorni infrasettimanali e diventa complicato», l’artista poi: «arriva spesso nella location del concerto nel primo pomeriggio per il soundcheck e poi deve aspettare molto tempo prima di potersi esibire e, alla lunga, si arriva a fine serata completamente distrutti. Il pubblico invece deve organizzarsi prima, magari cenare fuori e mettere in conto una serie di spese accessorie che sommate al crescente costo dei biglietti può mettere a dura prova la scelta di andare o non andare ad ascoltare musica dal vivo. Anche nella mia sfera personale, ultimamente, vado a vedere molti meno concerti proprio per questo».


La formazione di Bavota parte da lontano: «Sono autodidatta e la musica è entrata molto tardi nella mia vita. Ho iniziato a strimpellare la chitarra mancina di mio fratello a 24 anni. Anche se sono naturalmente destrorso, era l’unico strumento in casa. Due anni più tardi ho iniziato a suonare un pianoforte digitale chiesto in prestito a un caro amico e da lì è nato l’amore per gli 88 tasti. Nonostante la mia visione un po’ pessimistica dell’industria musicale di cui sopra, la mia gratitudine verso la musica non può che essere smisurata. Mi ha salvato la vita, dandomi un posto in cui posso essere me stesso e, nonostante gli alti e bassi che ci sono come in qualunque altra professione, mi ricorda che in qualsiasi altro luogo sarei fuori posto e infelice. Sono arrivato (non so bene dove) dove sono oggi grazie ad un’infinita dedizione, grande forza di volontà e probabilmente un po’ di talento. Non so dove mi vedo domani, qualche anno fa avrei detto che con la musica al mio fianco sarei stato invincibile. Qualcosa negli ultimi anni è sicuramente cambiato, perché tutti risentiamo delle pressioni del mondo esterno che si fanno sempre più asfissianti, ma posso sicuramente dire che se la musica sarà ancora al mio fianco, non ci sarà spazio per la paura».

Infine, chiediamo, quali sono le qualità che dovrebbe avere un/a artista emergente che voglia approcciarsi alla musica, oggi: «Nell’ultimo periodo mi sono spesso chiesto cosa farei se dovessi iniziare adesso a muovere i primi passi nel mondo della musica… probabilmente non saprei da dove partire. Tutto è cambiato da quando ho iniziato la mia carriera e tutto quello che ho fatto in passato ora potrebbe non avere gli stessi risultati. Le qualità che posso consigliare sono sicuramente la dedizione e la costanza. Il talento da solo non basta».