
Le isole Møns Klint sono diventate patrimonio dell’umanità UNESCO da luglio 2025.
Si attraversano ponti sul mare per arrivare qui. Al centro-sud della Danimarca, una delle sue isole, il territorio una costellazione, un arcipelago di fiordi, un promontorio frastagliato, costa e mare, lingue di terra e costruzioni basse, una vita integra, e integrata alla Natura.
Ieri atterrato all’aeroporto di Copenhagen c’era il sole e il tempo delle città, veloce, urbano, rumoroso. Poi sono arrivato alle Møn e il tempo ha rallentato. Dopo aver preso l’auto a noleggio, in due ore, lo vedi: il ponte sullo stretto, i fiordi, gli uccelli che planano dall’alto in cerca di pesce sulla superficie delle acqua. Barche ormeggiate, semplici, mentre tutto intorno appare, la piana coltivata e le case a due piani, finestre aperte e luci gialle.

C’è un feeling con la Natura nel nord Europa di cui ti accorgi appena entri nello “spirito dei luoghi” alla fine avevano ragione i romani: i posti hanno il genius loci. Quel “non-so-che” che pure senti, vedi, odori. Le valli e i colori. Vai persino più piano con l’auto, tu che sei abituato a viaggiare, a muoverti anche veloce per arrivare in posti che non conosci. Ed ecco qui il secondo regalo di posti come le Møn. L’opportunità di non sentirsi fuori tempo, di riprendere i giri giusti, quasi. E poi la luminosità, cercata perché rara, e preziosa. A queste latitudini sanno che il sole non è scontato, come nel Mediterraneo dove invece spesso lo diamo, esattamente così, per scontato. E il sole aggiunge un’altra dimensione ai luoghi: l’accesso, la possibilità. Il sole, il bel tempo, permette di frequentare i luoghi, è una concessione di cui essere grati, una sensazione che ti rimane addosso.

L’Ellevilde Boutique Hotel dove sono arrivato ieri sera è un luogo dove il tempo, di nuovo, sembra recuperare ciò che abbiamo perduto (ed è molto, e spesso irrecuperabile), Kirstine e Kenneth sono qui da pochi mesi, marzo mi ha detto Kirstine stamattina, sembra siano qui da sempre. E che resteranno. Hanno la tranquillità dei luoghi della “permanenza”. La cura per gli spazi, la cucina vegetariana nordica “vera”, che in Italia ancora leghiamo a pochi, e cari, ristoranti specializzati (viceversa sono insalate e formaggi), mangio risotto con un sugo cremoso e composto, peperoni e zucchine grigliate, una fetta di pane scuro caldo con sopra una spolverata di formaggio.

Mi metterò in macchina più tardi, per andare a fare la “Dark Sky walk” sotto i cieli di Stege, mezz’ora dall’Ellevilde, per strada incontro “bambi” e conigli, sembra di essere in un film a cartoni, sorrido persino, da solo, nell’abitacolo, mentre la notte prende respiro. Al parcheggio di Stege mi accoglie Marianne, con suo marito Kenneth, la guida dello Sky Park dove c’è un b&b in cui si può anche dormire (www.nyordbed.dk) vediamo Andromeda, Venere, persino Saturno con i suoi anelli grazie a un telescopio, sfruttiamo solo la luminosità della “super luna” che ha deciso in questi giorni di salire in alto, sopra le colline. A occhio nudo la Via Lattea non si vede, Kenneth però ha strani macchinari e app che servono per scoprire i segreti di un cosmo infinito, che sta lì, eterno, mentre noi piccoli umani pensiamo ancora di essere il centro dell’Universo. Non ci siamo mossi da Keplero, come non sia mai esistita l’astronomia, e la Fisica dei corpi celesti. Abitiamo le città, pensiamo di essere così “sofisticati” e invece, alla fine, ci comportiamo come se l’universo girasse attorno alle nostre piccole, grandi, battaglie quotidiane. Con Kenneth parliamo di corpi luminosi e tempo profondo. Poi si fa tardi, torno all’Ellevilde, che dorme, poche pagine dell’ultimo libro di Robert Macfarlane, È vivo un fiume? (Einaudi), si chiede lo scrittore, esploratore del mondo.

Tutto è invisibile, a portata di mano. Dobbiamo solo avere cura per le cose che amiamo. Terra compresa. La distrazione, spesso, altrimenti, fa rima solo con distruzione.
Stamattina non è bel tempo, lo stesso si va perso la Milk Way, uno dei camminamenti più belli delle Møn. Il tempo, di nuovo, rallenta.