blogdiary reportage Ucraina 4


Per arrivare da Odessa a Kiev prendo il treno notturno, che parte in perfetto orario (e arriverà in perfetto orario). Prima di partire faccio visita allo shelter, il rifugio anti-bomba, un corridoio lungo che spezza il fiato, rumori attutiti odore di terra muffa, sedie di legno, un’infilata di sedute sotto neon luminosi, pensare che ci sono stati alcuni di noi che hanno dovuto usarli, nel tempo. Si sente lontano l’eco della filodiffusione, la stazione di Odessa è stata riaperta da poco, lampadari di cristallo e cupola di vetro.

Prima di partire saluto Stefano Antichi capo missione di Terre des Hommes a Kiev poi troverò la sua coordinatrice di progetto, Taisiia. Il treno arriva, lento sulle rotaie, il vento arriva dal mar Nero, sulla banchina i controllori ricevono il viaggiatore prima di partire. Alcune carrozze dentro sono già piene ma c’è silenzio, sento giusto il pianto di un bambino la notte, poco altro, piove lungo la tratta. Un treno che rilascia fantasmi, pensieri nella notte che si coagulano in attesa di dissiparsi.

L’arrivo a Kyïv è stato emozionante, prima di arrivare in città si incontrano villaggi rurali, piccole comunità tra le foreste intorno alla capitale: è allora che mi sono tornate alla memoria le fosche immagini dei primi giorni di occupazione russa. Sotto la pioggia il fango ricopre le vie sopra le quali le persone si affrettano, anche alle prime luci dell’alba. In periferia alcune finestre sono frantumate dalle esplosioni, arrivati in stazione l’aria è gelida, attraverso il parco si risale verso la città alta, dove placido scorre il Dnipro che taglia in due Kiev. Palazzi alti, monumentali, la città un saliscendi, piazza Majdan accoglie il visitatore con la sua ampia larga veduta, piccole bandiere gialle e blu sventolano sull’erba bassa sotto il peso dei morti di questa guerra.

Le sirene suonano frequenti oggi, gli attacchi ci sono anche se nei locali si mangiano torta di carote e caffè lungo, prima di stasera non riuscirò a mangiare altro, così si fa scorta appena prima di partire.
Appuntamento con il nostro driver che per i prossimi giorni ci porterà in alcune zone più o meno vicine.

Stamattina abbiamo appuntamento con Iryna Mulyava a Bucha, dove all’inizio dell’invasione furono trovate fosse comuni, è in questa zona che Iryna tiene al pascolo i suoi tre cavalli, fa qualcosa di molto simile all’ippoterapia in particolare per bambini autistici e disabili, che una volta saputo che Iryna, appassionata di cavalli, ne aveva tre sul loro territorio hanno deciso di andarla a trovare, così ora oltre il maneggio e il campo da trotto, messo a disposizione dal governo, Iryna accompagna i piccoli, con i suoi simpatici cani al seguito, aiutata da un guardiano che, quando lei torna a Kiev resta per controllare che gli animali stiano bene (oggi abbiamo dato da mangiare taralli e mele a tutti, cavalli e cani).

Di lì un passaggio alla casa-giardino di Andriy Marynya che, con la sua famiglia, non è soltanto rimasto durante l’occupazione di più ha deciso di iniziare la coltivazione bio-dinamica di ortaggi, alberi da frutto e da un anno ha iniziato l’attività di apicoltore (ha persino costruito un’arnia-sofà dove ci si può sdraiare ascoltando il ronzio delle operaie, e odorare il profumo del miele).

Nel pomeriggio andiamo a Irpin’ altro paese colpito duramente, oltre il 70% degli edifici qui erano stati bombardati, rovine ovunque, strade allagate, vedo il video dove Oleksandr Hryhorovych Markushyn, il sindaco di Irpin’ chiama a raccolta la popolazione, durante l’invasione tutti hanno lavorato a rimettere in piedi gli edifici, sgomberato i materiali inerti, l’acqua inquinata adesso è di nuovo potabile grazie all’utilizzo dei nuovi depuratori. Visitiamo due palazzi completamente ricostruiti a tempo record (4 mesi) che erano stati distrutti completamente, parliamo con gli abitanti, alcuni se ne sono andati durante i primi tempi, altri sono rimasti, alcuni di loro rinchiusi in una casa, un professore è stato ucciso, i vicini gli hanno fatto il funerale appena i carri armati se ne sono andati.

Non così fortunati sono stati molti degli animali – soprattutto gatti e cani – il 90% di loro è morto o scappato via. A differenza dei cavalli, penso, che invece mi ha raccontato stamattina Iryna si sono abituati subito ai rumori della guerra. Animali intelligenti, i cavalli. L’uomo invece.
Domani scendo verso sud, per il momento le nubi si sono diradate, il ponte nuovo disegna un arco bianco nello skyline urbano della città, ancora trafficata. Poco fa le sirene sono suonate di nuovo. Si va a cena con pensieri-guerra da sostenere, basta camminare e riposare. Prima che arrivi domani.