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Madeira e Porto Santo: blogdiary 4

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Stamattina la sveglia ha suonato alle 5.50. Pick up alle 6.15 con André e Rosie verso l’aeroporto, direzione Porto Santo.
Non dirò niente di più sulla data del 9/11 e di quanto possa essere straniante prendere un aereo oggi, né guarderò niente sul diario su cui sto prendendo appunti, se non i nomi dei luoghi visitati in questa piccola isola a 20 minuti di aereo, o 2 ore e mezzo di barca da Madeira.
Atterrati all’aeroporto, (un altro) Nuno ci ha portato a vedere il Pico do Castelo, dove gli abitanti dell’isola si rifugiavano all’arrivo dei pirati. Poi subito incontriamo Sophia Santos, che è in politica da pochi anni, si occupa di Ambiente e Sostenibilità.
Con il fuoristrada lungo le strade bianche di Porto Santo, scopro che questa in realtà è la prima isola scoperta dai portoghesi, 9 mesi prima di Madeira, e per caso, si stavano rifugiando da una tempesta sul mare. Nemmeno a farlo apposta, proprio oggi, il cielo è piombo a quest’ora, piove gocce sottili.
Durante il giorno a Porto Santo però, con Rosie e Sophia Santos, che ci viene a prendere e ci terrà tutto il giorno impegnati, c’è sempre stato il sole, te ne accorgi dal volto arrossato, adesso che cerchi di sistemare un po’ di informazioni, appena un po’ d’ordine, senza troppe parole.
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Al Porto dos Frades, le rocce bianche erose dal vento, il sentiero che conduce all’oceano, costellato di canne d’organo naturali, lumache piccole che si arrampicano ovunque nei prati sui cardi, animali simbolo della corazza, archetipo d’una vertigine circolare, gli errori umani, la spiaggia gialla e nera della costa, con il sole a picco e piccoli gruppi che vanno a mare: snorkeling, diving, chissà cos’altro.
Sophia è una guida d’eccezione, appassionata, competente, un politico come ce ne vorrebbero molti, ne abbiamo bisogno ora, ne avremo ancora più bisogno tra poco: la preziosa visione del futuro, la capacità di un luogo di misurarsi con gli esseri umani, le molte specie, gli abitanti del mare, le alghe con cui qui si produce energia, o ancora attraverso la desalinizzazione (osmosi inversa) dall’acqua salata si estrae acqua per uso alimentare, agricolo. C’è persino tempo di parlare di Alan Weisman, e del tempo che deve cambiare, dimensione non solo umana ma collettiva, di tutti i regni: c’è un tempo-albero, un tempo- basalto, un tempo-Sole persino: 3,5 miliardi di anni, e ne mancano altrettanti prima che collassi.
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Dal Pico Ana Ferreira vedi i sedimenti del pianeta, ti accorgi di quante volte l’oceano, abbia sommerso le terre. E noi abitanti di un mondo di sopra alla mercé di uno spazio infinito appena sotto i nostri occhi. Basterebbe guardare al blu, e al verde, del mare di queste isole vulcaniche. Arriviamo a vedere fenditure nella roccia, un piccolo canyon che lascia senza fiato.
Quindi, una pausa pranzo alla Calheta in Porto Santo, mentre aspetto pesce pappagallo arrosto un bagno nell’oceano, poi di nuovo sui sentieri, persino un po’ di arrampicata, per vedere le grotte da cui scorgere un orizzonte altrimenti piatto, la nostra quotidianità, quante volte lo pensiamo, cosa occorre fare per uscirne? E, siamo pronti per farlo?
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Mentre viaggi qui e ti affacci su un orizzonte blu sferzato dalle imponenti onde dell’Atlantico, puoi scorgere isole a forma di volto di gorilla, fari sulle scogliere, altre piccole isole disabitate, paradisi per la flora e la fauna, gioia per i biologi di tutto il mondo.
L’ultimo sentiero, un giorno intero di cammino, 20 chilometri al passo, sotto gli alberi di pino, si entra nella silenziosa valle sopra Pico do Facho, il cerchio si chiude, figura geometrica perfetta, come il carapace delle lumache, la sezione aurea che non capiamo mai, nessuno, persino nei pochi giorni illuminati.
Silenzio e pomodori selvatici nella valle, Rosie ci racconta che è stata una campionessa di bici, fuori pista, te ne accorgi da come fissa la discesa a strapiombo in mezzo agli alberi: lei vede una via mentre tu, al massimo, ti stai ancora concentrando sulle pigne a terra. L’aria è dolce, le nuvole cominciano ad addensarsi.
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Il rientro a Madeira è veloce, con André domani chissà se riusciremo a fare quel che volevamo, piove molto e le previsioni danno peggioramenti in arrivo. Siamo pur sempre su un’isola nel mezzo dell’oceano.
C’è tempo a cena però di scambiare parole con Catherina che si occupa di comunicazione con il primo albergo eco-sostenibile di Madeira Sentido Galosol, Sentido Galomar e Alpino Atlântico.
Pannelli solari, un processo di desalinizzazione dell’acqua simile a quello che mi raccontava oggi Sophia, persino gli abiti di chi lavora qui sono pensati per avere il minor impatto possibile. Catherina che per la catena si occupa di comunicazione e marketing. Tutto merito della visione del vecchio loco proprietario, un signore tedesco morto lo scorso anno, che nel 1969 si innamorò di Madeira e decise di aprire prima un piccolo ristorante, quindi un albergo, e anno dopo anno, sino ad arrivare al rinnovo e la gestione ‘tecnologica’ di 77 camere, piscina sull’oceano, il primo (o forse il secondo) diving centre di Madeira, che è sorto proprio qui.

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Alla fine, sono solo i sogni che ci fanno vivere per qualche tempo. I sogni trasmutati in passione. Sarebbe bello riuscire a fare un processo di osmosi inversa, desalinizzare le nostre vite. Uscire dalla logica del grande, tornare a scegliere davvero, senza scomodare il passato, guardare avanti. Come diceva oggi Sophia, l’erosione delle rocce, ma cosa posso fare io oggi per dare acqua da bere ai miei figli? I nostri, le prossime generazioni? Senza recriminare, essere pionieri. La parola del giorno è merito di una politica locale, con passione puntare a rendere lo spazio che occupiamo un luogo che (ci) contenga tutti: e nel tutti, ci sono gli uomini, le piante, gli animali, le rocce, vulcaniche, basalto, bianche, grigie, i colori di una vita che da sola non basta. Vento e nubi nere all’orizzonte intanto. Sempre meglio dei pirati.