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FUGLAR Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda

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Questo è un articolo-mappa su un raffinato libro che non è un’enciclopedia ma neppure un graphic novel. Un inconvenzionale calembour, un gioco eppure un testo scientifico. Per bambini ma anche per adulti.
FUGLAR Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda (Quinto Quarto Edizioni, €18, trad.it. Silvia Cosimini, cartolina di Giorgio Vasta) di Hjörleifur Hjartarson – autore, musicista, traduttore, insegnante – e Rán Flygenring – illustratrice e designer – è un divertissement e un libro di ornitologia specifica. E, pure, una mappa per questo tempo schizofrenico e ansiogeno, un recupero d’identità che passa dal birdwatching illustrato, un gioco su un pezzo di vita che si chiama osservazione, elenco, prima guardi, impari e poi provo a farlo, un po’ la sana educazione, il come si faceva una volta: gli esploratori, i cartografi, sulle rotte degli uccelli d’Islanda, in un mercato che ci vorrebbe assuefatti è invece un balzo e un balsamo, una zampata di Girifalco come un passaggio di tra le nubi per mezzo d’uno Svasso, un Uccello delle Tempeste, l’Uria comune di Brünnich.
Un pezzo che voglia dirsi mappa deve dare coordinate, e dunque.
180.181

L’Islanda si trova all’estremo nord dell’emisfero boreale: a sud est della Groenlandia (c’è sempre un sud), nel mare di Norvegia a nord ovest delle Isole Faroe. Leggendo Fuglar attraverso l’avifauna, la fauna di volatili, insomma il computo generale degli uccelli, scopriamo una terra freddo-ghiacciata, vulcanico-magmatica. Attraverso gli uccelli migratori, Fuglar ci insegna e ci dice che v’è più d’un tratto comune fra le nostre vite liquide, sperse, e la traiettoria, le rotte delle oltre 75 specie tipiche islandesi che, dal particolare, sommano il loro viaggio a quello degli uomini sul pianeta: se nel 1735 Linneo pose le basi per la tassonomia moderna, Darwin nel 1859 pubblicò il suo famoso testo sull’origine delle specie. Ecco, Fuglar si pone esattamente in mezzo, in un piano temporale traslato, fra la tassonomia degli ordini biologici e il nostro quotidiano.
Come solo pensare di poter fare a meno di sapere (costruzione sintattica della frase un po’ ostica, è vero) cos’è uno Smergo maggiore? O, ancora, come ignorare la presenza della Moretta Grigia nell’aurora, ci dicono gli autori e, con loro, nella sua preziosa cartolina finale Appunti per un’ornitobiografia islandese Giorgio Vasta che, per narrare il prezioso contributo di questo strambo, quasi futuristico avis-exemplum nella narrativa italiana scomoda Giorgio Manganelli e le albe, cosa ne sappiamo eppure quante ne vorremmo vedere, quanto stiamo bene lì, alla frontiera del nuovo giorno, spogli di tutto fuorché di noi stessi – siamo piume, respiro, volo e coscienza, Sterna, evoca Vasta che proprio a Reykjavik, capitale d’Islanda, ha abitato per qualche tempo (“esattamente a Hvassaleiti 30″).
L’Islanda qui è terreno e faglia, spaccatura fra terra e cielo, logica degli opposti, villaggi, geografie non siamo che territori nel | e del | più vasto mondo.
Hettumáfur

Alzavole le grandi viaggiatrici, il Quattrocchi d’Islanda che entra nelle case degli umani senza bussare, fantasmatico e caso irrompono nelle vite degli uomini, razza in disequilibrio perenne tra sé e gli altri, la Gavina dall’appetito robusto come certi procellariformi antropomorfi di nostra conoscenza, direbbe George Orwell, Fuglar è parafrasi del mondo-uomo con cui abbiamo rubricato tutto ciò che ci sta attorno, l’uccello delle tempeste codaforcuta potrebbe uscire da un tifone, ma noi invece? Un libro-inventario insomma che passa dai merli alle Crociere comuni, dai trampolieri ai mugnaiacci – che vince il premio come uccello meno simpatico d’Islanda, chiedere ai trichechi – beccacce di mare, smerigli che nitriscono, becco lungo, pernici e rapaci: persino le civette, che poi non sono nemmeno rapaci, e ancora il passero domestico non c’è più almeno da queste parti.
Álka

Fuglar è una pubblicazione-faglia, un tratto d’unione tra coste, disegni a scorrimento, un inventario elegante d’un mondo alto, aereo, fatalmente misconosciuto, come le vite di ciò che umano non è e che, invece, dovremo sempre più acquisire. Chi crede, ancora, che testi così apparentemente giocosi e specialistici non abbiano a che fare con la nostra sopravvivenza, non ha compreso che il volo, come la vita del resto, sono una cosa seria (non seriosa).