Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

reportage: il futuro secondo… mark millar

Mark_Millar
Supporto tecnico traduzione, Bruno Letizia
Un "maschio abbraccio"-ringraziamento speciale a Marco M. Lupoi

(altered complete version)

Nel futuro saremo tutti supereroi? Spesso i fumetti, come la fantascienza, sono riusciti a immaginare il futuro prima di chiunque altro. Socio-politica (la saga cross-over Civil War), distopia (V per Vendetta), post-capitalismo (Watchmen). Non c’è aspetto della realtà che i comics non abbiano trattato, ormai “new media” con un proprio codice e un proprio linguaggio: il paradosso. Mark Millar, 42enne scozzese, ex giornalista, è una delle menti eccelse del fumetto supereroistico contemporaneo. Sfrontato, brillante, contro-corrente, Millar è l’autore crossmediale per eccellenza, in grado di trasformare Capitan America in ribelle, attraversare con stile cinico e tagliente tutti i media, e (nell’Era dei superumani con disturbi psicologici) portare tutto alle estreme conseguenze: fino a osare l’inosabile, ovvero creare supereroi-non supereroi, come Kick-Ass la sua ultima creatura a fumetti, una storia politically uncorrect che vedremo da domani, 1 aprile in tutti i cinema! (v. articolo sempre su questo blog) da oggi anche in libreria con il volume Omnibus omonimo (Panini, Euro 24)
Image_gallery

Se esistesse un paradiso delle divinità, Mark Millar sarebbe il dio del Caos, un Apollo infuocato d’idee e creatività. Un neo-Prometeo iperattivo, libero da tutto (anche da se stesso). Per Millar scrivere è un atto totale, dice di sè: «Non penso mai alle mie storie come a niente che possa andare oltre il mezzo fumetto. Non scrivo mai con il 3D, o con un pubblico di massa, in testa perché credo che provare a piacere a tutti sia il modo più sicuro per non piacere a nessuno. Semplicemente provo a scrivere le storie che mi piacerebbe leggere, perché se vanno in risonanza con me, vanno in risonanza anche con altre persone. Vedo tanti altri sceneggiatori che scrivono i loro fumetti nella speranza che un giorno potranno essere adattati cinematograficamente, ma poi le cose non vanno mai bene. C’è qualcosa di vuoto in quelle storie. Sono spesso criticato anch’io per questo motivo, ma mi sembra una critica da ritardati se si dà un’occhiata al mio materiale». L’importanza dei personaggi nella realtà futuribile: «Nemesis (altra sua creatura a fumetti) ha come personaggio principale un uomo che sembra Batman, un genio miliardario esperto in tecniche di combattimento che vuole vendicare la morte dei genitori (la storia presto diverrà film, regia di Tony Scott, interpreti scelti secondo indiscrezioni: Johnny Depp e Brad Pitt ndr). Dentro Kick-Ass troviamo una ragazzina di dieci anni in costume che decapita i cattivi chiamandoli «stronzi». Nella prima scena del fumetto, l’eroe si masturba mentre guarda pornografia online. Questi fumetti non sono stati scritti con l’intenzione di diventare film». Lo diventeranno comunque, per Millar: «La libertà creativa è la cosa più importante, non devo mai sentirmi costretto a pensare a un altro media mentre scrivo fumetti. I fumetti sono il mezzo più importante e pericoloso, per me, e va bene così».


Il mondo e le sue rivoluzioni: «Non c’è bisogno di aspettare nessuna rivoluzione. È successa, succede e succederà per tutta l’esistenza della razza umana. Quando qualcuno prova a fare qualcosa che nessun altro ha mai fatto prima, è in atto una micro-rivoluzione. Così succede quando qualcuno scrive una scena che non è mai stata fatta in un fumetto, in un film o in un romanzo: rompere gli schemi, è semplicemente quello che succede nella realtà. Non esiste un’utopia dietro l’angolo per qualsiasi sistema. Esiste un permanente stato di cambiamento in ogni aspetto della vita. Non ci sarà mai un momento nel quale ci siederemo tutti e diremo che abbiamo finito il lavoro, perché ciò significherebbe atrofizzarsi e morire». L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnologica: «La distribuzione digitale dei fumetti può potenzialmente rivoluzionare il nostro mercato addirittura più di quanto l’ha rivoluzionato la creazione delle librerie specializzate quando ero ragazzino. Ma questa non sarà la fine, a un certo punto ci sarà qualcos’altro che rimpiazzerà il digitale. Ogni media dovrebbe essere permanentemente interessante e capace di ribaltare i preconcetti sul mezzo stesso. La tecnologia ha rimpiazzato l’uomo, dal punto di vista dell’evoluzione. Noi ci abbiamo messo due milioni di anni per arrivare fino a qui, mentre la tecnologia, la cui nascita possiamo fare risalire alla rivoluzione industriale, accelera esponenzialmente, anche mentre ne stiamo discutendo. Potremo noi contenerla? Probabilmente sì. L’essere umano è intelligente, pieno di risorse, e sospetto che in futuro ci sarà qualche tipo di nano-tecnologia che ci renderà immortali mentre passiamo la serata a giocare al videogame World of Warcraft. Ma non chiedete a me. Ho appena comprato il mio primo cellulare diciotto mesi fa, e preferisco ancora le dita ai bottoni…». Il tempo non esiste, esistono i Tempi: «Se esistiamo dentro dei multiversi? Non ne ho idea. Adoro però quando gli scrittori proclamano queste verità dopo aver letto un po’ di libri di fisica quantistica o essersi fatti qualche cannabis con gli amici. Suppongo che la gente abbia bisogno di credere in qualcosa, ma alla fine tutti noi siamo solo piccoli pesci che nuotano intorno a un sottomarino nucleare senza nessuna idea di quale sia in realtà il grande quadro delle cose. Tutto sommato, amo la nostra beata ignoranza. Non voglio conoscere i segreti dell’universo, nel caso non dovessero essere così interessanti come spero che siano. Trovo geniale la nozione di
Alan Moore: tutti noi viviamo dentro una grande, complessissima, storia che percepiamo come lineare solo perché siamo creature tridimensionali molto interessanti. L’idea che quando abbiamo un déjà-vu qualcuno ci stia rileggendo è affascinante, perché allora le nostre decisioni ci appartengono quanto quelle di Jason Bourne mentre è scritto da Robert Ludlum. La verità è che nessuno sa niente. Le nostre menti non sono ancora così competenti». Creatività ai tempi del Capitalismo, ovvero una questione di multi-input: «Film, giocattoli, videogiochi, sono tutti grandi amici per uno scrittore intelligente che riesce a mantenere il controllo. Abbiamo venduto enormi quantità del fumetto di Kick-Ass perché avevamo nei cinema una campagna pubblicitaria da 28 milioni di dollari. Le nostre felpe e magliette erano nelle vetrine di "French Connection" su Oxford Street. Non bisognerebbe avere paura del pubblico di massa. I nostri antenati avrebbero ucciso per le opportunità che abbiamo noi. Dobbiamo cavalcare la bestia». Come si inizia una storia, quali storie ci riserva il futuro: «Comincio sempre con un bozzetto. Lavoro per un mezzo visivo, quindi mi sembra sensato partire da un disegno. La saga di Vecchio Logan è iniziata da un’immagine di Wolverine, vecchio, che riparava la staccionata della sua fattoria. Le mie storie crescono da queste cose. Quali sono i temi del futuro? Sono vari e cambiano continuamente, Solo un idiota sosterrebbe di saperlo…». La crisi del presente e le nuove opportunità: «Non c’è nessuna crisi. Abbiamo in questo lavoro delle opportunità enormi: manteniamo i diritti delle nostre opere e abbiamo Hollywood ai nostri piedi. Stanno anche emergendo nuove piattaforme che permetteranno a miliardi di persone di leggere il nostro lavoro. Il mio unico consiglio è: fatelo!». Gli autori per eccellenza: «Stan Lee e Jack Kirby, per aver creato l’universo Marvel. Frank Miller, per essere stato capace di rinnovare continuamente il mezzo che mi piace di più. Matteo, Marco, Luca e Giovanni, per essere ancora un’ottima lettura dopo duemila anni».