
tutte le foto (c) CESURA
Ero partito la mattina da Roma, la discesa verso la Puglia passando da Campania, Basilicata, la costa jonica, un pezzo di Salento. E avevo incontrato Alessandro nel terreno di Enerpoint, che gestisce con suo fratello Gianluca, un appezzamento di tre ettari di cui uno solo coltivato – quando ci vado è agosto, ci sono rimanenze di carciofi a terra, pomodori in maturazione, melanzane, zucchine, ma forse Alessandro ci vorrà piantare le aromatiche, e magari intervallare i solchi a terra con file di alberi, che fanno ombra e aumentano la biodiversità, e danno frutti.
Alessandro che ha fatto il Liceo Scientifico poi ha provato a studiare Archeologia, adesso fa l’agricoltore anzi il contadino perché “crede nel fare per il territorio”. Comunque, un po’ per contrastare il caldo che fa, è pur sempre metà agosto, alle quattro del pomeriggio 38°C a Monteparano, due passi da Taranto, Puglia in piena estate, dopo la visita al terreno ce ne andremo a bere qualcosa di fresco al bar. Ma il surriscaldamento globale è ovunque, lo stiamo capendo, che non sarà il futuro, è il nostro presente.

Parlare con ragazzi come Alessandro, che tentano la via dell’agricoltura quando ci sarebbero le città piene di cose da fare e però anche di aria condizionata, che spara fuori altra aria calda per rinfrescare dentro, finirà che vivremo barricati perché fuori ci sarà l’inferno in Terra, e lo avremo creato noi, e non è apocalittico, e nemmeno post, è il 2026 su un pianeta che stiamo facendo bollire, non è più nemmeno l’Antropocene, viviamo nell’epoca del Pirocene.
I due fratelli hanno ereditato i primi appezzamenti di terreno agricolo dal nonno, quasi per gioco hanno piantato la prima vigna, poi è venuto questo appezzamento ortofrutticolo, una “fissa” per Alessandro, mi dice dopo al bar, sono i prodotti locali, fino a qualche tempo fa si parlava di km0, avevano anche un locale per la vendita diretta: “Ora lo abbiamo dovuto chiudere”, dice davanti a un tè freddo: i costi alti di gestione, i ricavi labili e l’agricoltura in balia del clima.

Oggi, in Italia (col Mediterraneo hotspot climatico, i meteorologi per capire che succederà nei prossimi anni nel mondo guardano a noi), nel frattempo questi giovani contadini/nuovi agricoltori, in qualsiasi modo li si vogli chiamare, tentano di fare il proprio mestiere, investendo tutto quello che possono, e quando non possono chiedono a istituti finanziari e alle famiglie, il mutuo appoggio di primo livello, quando tutto il resto non c’è.
Il futuro conoscerà le grandi concentrazioni, i grandi investitori, per questo è così importante sapere che esistono piccole imprese come questa dei fratelli Impagnatiello, quello che manca alla dimensione piccola è “il rizoma” diciamo con Alessandro, i piccoli indipendenti producono qualità (i grandi fanno le quantità) manca uno scatto: la rete tra produttori, una filiera trasversale e indipendente, che sia in grado di arrivare ovunque, grazie alle proprie maglie diffuse, come fanno le piante, a vedere le radici dei pomodori a grappolo che spuntano dai solchi lo vedi, eccome.

Il concetto del rizoma applicato: basilico e pomodori san Marzano vicini, ciascuna delle piante contamina e rafforza le altre, oggi ci sono i pannelli di Enerpoint che producono energia pulita per questa piccola azienda, domani in un altro campo file di alberi da frutto, l’agricoltura e la riforestazione circolare, le erbe vagabonde e le api che, per fortuna, nonostante gli incendi di questa ennesima estate “più calda di sempre” si sono salvate.
Bisogna salvaguardare e proteggere da un lato, investire e produrre in maniera integrata, per questo Alessandro sta facendo un corso, mi dice, dove studia le tecniche di forestazione integrata in agricoltura (in Brasile lo fanno da anni), i terreni a riposo, il concetto del tempo lento, che se lo dici alle multinazionali mettono la mano alla pistola, come si diceva un tempo per gli intellettuali e la cultura (la pistola era contro i dissidenti, oggi la marea nera dilaga di nuovo in condizioni di policrisi, ovunque ci si giri, anche se i segnali ci sono, almeno a vedere quanto è appena successo negli Stati Uniti d’America, o a vedere le elezioni serbe vinte dalla lista degli studenti il 26 ottobre scorso).
Abitiamo un mondo vario, e bellissimo, peccato lo si stia bruciando sotto i nostri occhi. E non è solo la politica, dice Alessandro che è in cerca, mi confessa dopo il suo bicchiere di tè: “Sto cercando la coerenza nelle mie azioni in tutto quello che faccio, è possibile?”, domanda. Non solo a se stesso, forse lo chiede a tutt3 noi.
