Corpi femminili tra metamorfosi e riscritture


È il sottotitolo del libro Nell’antro delle fiabe di Cristina Cassese (Italo Svevo €16,00). In un mondo in cui i presidenti americani in carica commentano senza vergogna, in diretta, il sedere delle donne, un tanto al chilo, e in Italia ossequiosi giornalisti al soldo dei governi tentano di fare la paternale (non la patrimoniale, quella mai) alle nuove generazioni perché sono scomode, si ribellano, non sono allineate – le nuove generazioni, non hanno fatto in tempo, ancora – ecco che ogni tanto esce un libro fuori dal coro.
Questo è un pezzo sulle fiabe ma non solo.
Cassese – antropologa, formatrice, autrice del podcast Nomadismo professionale – inanella personaggi e reami, e ragiona sui corpi femminili, più che solo femminili, “il” femminile-oggetto, non per forza il femminismo da liquidare col sopracciglio alzato ma l’archetipo-corpo femminile rapito, sdoganato come merce, mangiato, rubato alla crescita, sfigurato con l’acido: sfilano lungo le quasi 200 pagine l’Abbacadora di Michela Murgia, Raperonzolo, i viaggi sirenici di Laura Pugno, Cappuccetto Rosso ragazzina e ingenua (ma perché?), donne che viaggiano, che vengono salvate sennò muoiono, che vengono risvegliate da baci di principi per caso, senza gesta, solo diritti. Il maschio per discendenza, senza impegno, la dimostrazione per assurdo della maschilità esibita – machismo, maranzismo, viscidi burocrati, la donna-soldo, moneta di scambio della trap, al tempo del vuoto pneumatico tecnologico, la solitudine del capitalismo delle cose inutili – ai tempi in cui pensavamo che i diritti fossero acquisiti, e invece ci sbagliavamo. Ma che ne sapete, che ne sapete del trucco, delle libertà, della “figa-come-una-bandiera” di cui canta Giulia Mei.
Le favole che (de)scrive Cassese ci parlano di corpi in trasformazione e sommovimento, anarchici e per niente acquiescenti, corpi nel mondo, non “del” mondo, nel mondo da attraversare. Sono donne non sognate ma vere, corpi, pieni di sogni. “Le parole sono importanti”, assegnano, evocano. Le parole raccontano, dobbiamo imparare a ri-raccontare il mondo, a partire dai corpi, dalla dimensione a cui abbiamo relegato l’altro, gli altri, l'(altro) sesso, quale?, chi è senza peccato scagli la prima pietra. In mezzo, lupi che allevano ragazze-spettro nei boschi e foreste ed erbe medicamentose, nuvole che scorrono mentre il tempo il tempo prima o poi cambierà davvero. Non solo corpi-residuali, corpi-moda, corpi-proprietà, corpi minori. Loro, invece, i corpi femminili vogliono solo vivere, e divertirsi, e vivere, senza orchi, hanno paura di morire, ma vogliono vivere. Devono vivere, per tutti noi. Non distruggere ma accettare la modifica, il cambiamento, l’entropia e il caos che genera. Imparando a scrivere i corpi femminili, ri-scriviamo (anche) il nostro modo di pensare.

INTERVISTA
In che modo le narrazioni della Natura e le narrazioni del femminile si intrecciano?
«In moltissime culture il femminile viene raccontato attraverso la metafora della natura: la terra, la luna, i cicli sono spesso associati ai corpi delle donne, alle loro caratteristiche biologiche, alle diverse fasi della vita femminile. Questa corrispondenza non è però un destino inevitabile, ma piuttosto una scelta funzionale alla necessità di marginalizzare il femminile in modo da esercitare un controllo sul suo potenziale riproduttivo. In buona parte delle società umane, le donne sono state estromesse dallo spazio del potere, della parola, delle istituzioni e i loro corpi trattati come qualcosa da sfruttare e da addomesticare, proprio come la terra, le piante, gli altri animali. Le fiabe custodiscono un repertorio straordinario di immagini, paure e rappresentazioni inerenti alle trasformazioni di questi corpi e alla vita delle donne stesse. E le riscritture contemporanee attingono a questo repertorio interrogandolo profondamente e immaginando esiti diversi».
Da Cappuccetto rosso che mangia la nonna a Crono che divora i propri figli, le favole “leggono” in controluce il nostro rapporto intragenerazionale. Quale la differenza tra divorare l’ascendenza, l’ancestrale arcaico, e il proprio futuro come sta accadendo nella nostra epoca?
«Credo che la differenza fondamentale stia nel modo in cui ci si rapporta alla morte. E in questa dinamica non c’è alcuna prerogativa maschile o femminile, ma piuttosto una manifestazione della logica di dominio e sopraffazione patriarcale. La matrigna di Biancaneve chiede al cacciatore di portarle fegato e polmoni della bambina perché vuole mangiarli, vuole appropriarsi della sua vitalità, della sua giovinezza. L’immagine resta perturbante in ogni caso ma mentre l’ingestione di Cappuccetto Rosso rappresenta in qualche modo una trasmissione, un passaggio di potere dalla vecchia alla nuova generazione, quella contenuta in Biancaneve (o nel mito di Crono) è invece un tentativo di trattenere ciò che è destinato a finire. Questa distinzione ha molto a che fare con l’attualità. In questo momento storico si sta verificando una condizione del tutto inedita per l’umanità: la diffusione della longevità su larga scala ha delle conseguenze enormi, eppure non esiste ancora un immaginario adeguato a un fenomeno di tale portata. Si continua a celebrare la giovinezza e a demonizzare la vecchiaia. Questa mentalità dell’“eterno presente” si manifesta in un sistema economico che consuma, letteralmente, le risorse necessarie per la nostra sopravvivenza non come individui ma come specie. Le riscritture femminili e femministe delle fiabe provano a indicare una strada alternativa, nel solco della tradizione: fate, streghe, Baba Jaga rappresentano un potere ambivalente che non coincide con la giovinezza ma con un sapere laterale (nel senso di “non istituzionale”) da trasmettere alle nuove generazioni. Queste figure sembrano suggerire che la nostra esistenza come esseri umani è possibile solo se c’è continuità».

Il corpo, il selvatico. Quale la valenza, il riscatto, la riscoperta del corpo oggi, perché è così importante?
«Sottrarre il corpo alla logica della performatività e della funzionalità. E ripensarlo, completamente: da strumento a sorgente. Il corpo è fonte di conoscenza, di scoperta, di sperimentazione e lo spazio selvatico si presta molto bene a questo tipo di esperienza incarnata. Il bosco fiabesco, soprattutto così come lo intendono autrici come Angela Carter o Laura Pugno, è un luogo liminale in cui le categorie ordinarie e le forme di controllo sociale vengono temporaneamente sospese: in questa dimensione diventa possibile incontrare parti ignote di sé. Riscoprirsi, attraverso il corpo, può diventare allora l’occasione per mettere in discussione la propria identità (che è sempre una costruzione culturale) e, al tempo stesso, depotenziare l’idea di superiorità che troppo spesso gli esseri umani nutrono rispetto alle altre forme dell’esistente».
Ibridazione, metamorfosi, cambiamento: perché facciamo così tanta fatica a riscrivere (comprendere) il nostro posto nel mondo plurale?
«Perché è più comodo e soprattutto più rassicurante, perlomeno nel breve termine. Eppure da sempre le persone si muovono, si incontrano, si mescolano: le fiabe sono una dimostrazione lampante della contaminazione continua tra le culture e della loro interdipendenza. Nessuna di queste storie ha una versione originale, pura e immutabile. Ciascuna di esse, inoltre, è popolata da figure ibride e liminali: animali parlanti, spiriti che attraversano i confini tra vita e morte, creature sospese tra l’umano e il non-umano. Questi personaggi materializzano la possibilità che le categorie attraverso cui interpretiamo il mondo siano modificabili. Non è detto che queste trasformazioni siano necessariamente positive o foriere di emancipazione anzi, potrebbero produrre nuove disuguaglianze e nuove forme di oppressione ma il punto è un altro: le fiabe ci permettono di sviluppare la capacità di comprendere la complessità senza cercare di ricondurla a una visione semplicistica e remissiva. D’altra parte, questi racconti servono proprio a questo: a riscattarsi dalle oppressioni, ribellarsi alle ingiustizie, immaginare nuove possibilità. La metamorfosi nelle fiabe è una metafora potentissima della facoltà umana di ridefinire il sé stando nella relazione con l’altro da sé. Qualunque forma esso abbia».
Le donne “eccedenza” e il male gaze. A che punto siamo?
«Credo che il cosiddetto “male gaze” non riguardi lo sguardo maschile in senso stretto, né solo la rappresentazione oggettivizzante delle donne. È un dispositivo culturale sofisticato che stabilisce chi ha il diritto di guardare, chi è oggetto dello sguardo e quali debbano essere i criteri per giudicare un corpo e stabilirne l’accettabilità sociale. È una questione di potere. Nelle versioni delle fiabe considerate “classiche” – quelle di Perrault o dei Grimm, per intenderci – questo meccanismo produce una serie di personaggi femminili passivi, definiti dalla bellezza e dalla capacità di suscitare il desiderio maschile. Le produzioni Disney hanno ulteriormente rafforzato il modello che, tuttavia, era già presente da secoli nella mentalità comune. Negli ultimi anni le donne hanno conquistato molti spazi di rappresentazione e di autodeterminazione ma il sistema di controllo non è affatto scomparso; si è piuttosto trasformato, diventando ancora più subdolo. I social media, in particolare, hanno moltiplicato le occasioni in cui i corpi femminili (e non solo) vengono esposti, confrontati e valutati. E l’inclusione, molto spesso, è una trappola. Non si tratta semplicemente di allargare le maglie del catalogo dei corpi desiderabili aggiungendo quelli che non corrispondono in pieno allo standard comune ma di mettere in discussione lo standard stesso e soprattutto l’idea che il valore di una persona possa essere misurato in funzione della sua desiderabilità. A questo servono le “eccedenze” femminili presenti nelle fiabe: i corpi ibridi, animali, mostruosi e fantasmatici delle riscritture fiabesche ribaltano il sistema in sé, sovvertendone le regole».

In Nell’antro delle fiabe. Corpi femminili tra metamorfosi e riscritture (Italo Svevo) Cristina Cassese scrive delle fiabe che ci raccontiamo per sopravvivere, e quelle che ci racconteremo per arrivare a domani. Oggi intanto ci sono le Midterm negli USA, come le prove generali di una nuova storia, e Alexandria Ocasio-Cortez prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.