
Lo avevamo già intervistato per il suo precedente lavoro sui ghiacciai (qui l’articolo). Adesso Stefano Cerio con il suo nuovo lavoro fotografico The Redemption Of Nature (a cura di Angela Madesani, 35 euro) torna alla natura ma stavolta per indagare il fuoco, in particolare gli incendi divampati sui territori del Mediterraneo negli ultimi anni: Pantelleria, la Riserva dello Zingaro e Monte Cofano in Sicilia, la zona del Montiferru nell’oristanese in Sardegna.
Le temperature sono sempre il codice primario con cui il fotografo indaga la realtà climatica, il surriscaldamento globale fondeva i ghiacciai nel precedente libro Brenva, qui il fuoco brucia coltivazioni, annerisce e manda in fumo, vite alberi campagne: è la “nuova normalità” a cui ci dovremo abituare?

Il mondo è in fiamme, quali sono i due incendi che dobbiamo guardare per osservare noi stessi?
«Sicuramente l’idea di incendio è quella che rappresenta meglio la realtà contemporanea – racconta il fotografo e video artista -. L’incendio dei boschi è legato al riscaldamento climatico ma spesso viene procurato dalla mano dell’uomo così come sempre più frequenti sono gli incendi delle guerre e gli incendi delle società che non riescono a trovare un equilibrio stabile».

Sei andato a testimoniare la Natura che rinasce anche dopo la fine, è un viaggio di speranza?
«Più che una speranza volevo cercare la forza della natura. Capire se la natura potrà sopravvivere alla nostra follia. In alcune foto ci sono dei funghi che sono nati su dei tronchi completamente carbonizzati. Il fungo è qualcosa di incredibilmente forte che è sopravvissuto anche alle contaminazioni nucleari».

Tutti ormai fanno foto. Cosa è rimasto del valore della fotografia professionistica, come vita: è testimonianza, memoria, prospettiva, semplificazione?
«Tutti fanno foto come tutti sanno ormai da decenni scrivere. Questo non fa di loro degli scrittori. Sicuramente la fotografia professionistica ha avuto dei cambiamenti importanti con l’avvento dei telefoni e del digitale. Io personalmente utilizzo la fotografia come mezzo espressivo insieme al video e all’installazione. Non sono un fotografo nel senso classico e non conosco i meccanismi della fotografia professionale. Per me la fotografia molto spesso è solo la testimonianza di interventi sul territorio, come ad esempio, in questo lavoro, l’aggiunta del ritardante di fiamma nel bosco di Pantelleria».

La mostra al MudaC: nella prefazione del libro si parla di genius loci, ogni luogo ha in sé uno spirito, tu che spirito cerchi di cogliere nella tua professione/arte?
«Più che cogliere uno spirito preferisco crearne uno. Molto spesso inserisco nei paesaggi elementi che sono completamente incongruenti rispetto al paesaggio stesso».

Qual è la prossima idea sulla quale ti piacerebbe lavorare?
«La tematica ambientale in questo momento mi interessa particolarmente. Ho difficolta a pensare ad un nuovo lavoro quando ne ho appena finito un altro. Ho bisogno di far decantare tutto e di un tempo di sospensione lungo per poter far nascere un nuovo progetto».
Il libro di Stefano Cerio è anche una mostra, visitabile presso il mudaC│museo delle arti Carrara dal 12 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, info su https://mudac.museodellearticarrara.it/index.php?id_sezione=4758&id_oggetto=0&id_doc=75&id_categoria=0