Stevns Klint: l’alba dalla torre-foresta e il paesaggio “lunare” da 63 milioni di anni – blogdiary giorno 4


L’alba è arrivata pochi minuti prima delle 6. Nelle gambe la corsa contro il tempo, il sole sorge e non aspetta. Nessuno. Durerà altri 4,5 miliardi di anni. Un tempo illimite, che non rientra nel nostro orizzonte di comprensione. Forse è per questo che rimandiamo, schiviamo, pensiamo di potere, tutto. Non è così. La salita alla Torre nella Foresta del Camp Adventure (qui il trailer del National Geographic) è un’esperienza Escheriana, si sale per 45 metri girando intorno a una passerella di legno che si avvolge all’insù.
La corsa contro il tempo perché nella foresta mi sono fermato a guardare gli alberi, una volta ancora, penso alle loro vite, esistenze vegetali silenti, che guardano il tempo degli uomini passare. Ci saranno anche se un giorno dovesse essere, di nuovo, tutto ricoperto dalle acque. Un altro Cambriano e nuovi dinosauri marini in giro per quelle che un tempo furono le foreste degli uomini.

L’alba dalla Torre è la prima alba del mondo. La prima e l’ultima. Il sole sorge, dopo che ieri sera l’eclissi l’ha oscurato. C’è un tempo cosmico che non comprendiamo perché è troppo più grande di noi. Del nostro piccolo orizzonte singolo. Delle nostre limitate capacità di guardare al grande Tempo del mondo, figuriamoci quello dell’universo.
Ho guardato tutta la linea dell’orizzonte, più volte. Ripensato a tutti gli errori che ho commesso. Tanti. Troppi. Ho visto quel che ho compiuto, e quello che posso scegliere di non compiere più: è più difficile, guardarsi allo specchio e riconoscere il Male, non quello generico, quello che siamo in grado di attuare, anche con le migliori intenzioni. Perché, di base, quando agiamo non siamo in grado di valutare i nostri comportamenti, facciamo quello che possiamo con gli strumenti che abbiamo. Per questo è importante correggere, per quanto possibile, le nostre azioni individuali così come quelle collettive. Stiamo inquinando il pianeta, senza considerare quanti milioni di anni sono serviti per arrivare sin qui. Lo vedi nel Sole all’alba, la luce che colora le cose, e le “svela”: l’ombra arretra mentre i raggi obliqui entrano di traverso nel bosco, è il pulviscolo stellare, quello dei quanti di luce.
Al rientro nella yurta ho preparato lo zaino per ripartire, oggi è l’ultimo giorno qui, saluto i cervi che corrono via quando mi vedono. Sono case di legno che noi in Italia sogniamo, almeno chi scrive.

L’arrivo al KALK Museum è facile, il mare è a 5 chilometri, quando arrivo è pieno di persone, un gruppo di anziani, famiglie. Il curatore del Museo è Jesper Milàn un geologo con PhD all’Università di Copenhagen. Scendiamo nella valle bianca di fronte al museo, un’area di scavo enorme, sembra di essere sulla Luna, invece camminiamo calpestando rocce con dentro sedimenti calcarei e gasteropodi, Nautilus e denti di squali estinti milioni di anni fa, 3 specie diverse di coccodrilli preistorici che Jesper sta studiando proprio adesso con un team internazionale di ricercatori.

Ci si perde in questo museo preistorico a cielo aperto pensando all’impatto del meteorite che 3 milioni di anni prima (66, mentre l’area davanti al museo risale a 63 milioni di anni fa) cancellò gran parte delle forme di vita presenti sul pianeta. Una nube di cenere e lapilli che oscurò i cieli per tre anni. Vulcani e oceani, ghiaccio e roccia. Sono loro le creature antiche che governano il mondo. Noi ci illudiamo solo perché siamo in grado di fare bene gli effetti speciali, di rappresentare quel che è successo. Siamo buoni scattisti, ma la Storia del mondo, be’ quella è un’altra storia… Ce ne saremo andati a festa iniziata da mo’ e toglieremo il disturbo mentre il pianeta avrà ancora talmente tanto tempo da poter cambiare forma e atmosfera un numero di volte per noi inconcepibile. Jesper gira le pietre alla ricerca di ciò che resta di quegli animali, o piante preistoriche. Coralli, per lo più, ossa e organismi che si sono succeduti, mentre le Ere passano, come le nubi stratiformi nel cielo.

C’è bel tempo anche oggi, temperature miti a differenza che nel resto dell’Europa Centrale. Non c’è molto tempo per invertire il trend del surriscaldamento globale. Azioni immediate: smetterla con l’aria condizionata (mia personale battaglia di questo momento ndr) e piantare alberi in città, che hanno un cono di raffrescamento di 100/150 metri; passare subito alle energie rinnovabili, investire massicciamente nella transizione energetica; cominciare a spostarsi dalle metropoli, decongestionare l’accentramento urbano; diminuire i consumi, prediligendo i prodotti locali e non quelli frutto di globalizzazione e produzione intensiva. Prendersi tempo per guardare l’alba. Scrivere quando possibile. Mangiare bene. Camminare i boschi, sapendo che siamo ospiti di un pianeta molto più grande, e complesso, e intelligente, e bello, di quel che pensiamo. Basta andarlo a vedere. E pensare che il nostro “io” in verità è una piccola, importante ma non necessaria, parte del NOI entro il quale siamo immerse, immersi, chissà per quanto tempo, ancora.