Piccolo manuale per cercatori di nuvole


E’ bello anche solo poterlo pensare: di poter rispondere alla domanda, “Che lavoro fai?” con: “Il cercatore di nuvole”.
Ed è un libro sul possibile e il maraviglioso questo poetico pamphlet Piccolo manuale per cercatori di nuvole (edito da Il Saggiatore €15,00) di Vincenzo Levizzani, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna e docente di Fisica delle nubi all’Università di Bologna.
Forse perché sin dall’inizio, Levizzani dedica il libro “a un bimbo che nascerà e che guarderà presto le meraviglie del cielo con i suoi occhi nuovi” che non possiamo fare altro di sfogliare le quasi 200 pagine, moltissime le foto, respirando infinitamente il tutto pieno che ci vive intorno, il vuoto dell’aria, quel suo imprescindibile filtro dell’esistenza, vacua, sottile, effimera, eppure quanto striata, sospinta, ventosa.
Spinoza scriveva della natura naturans e della natura naturata, la prima le trasformazioni, la seconda invece il prodotto finito di quella continua, multiforme, variazione nei giorni che ci accompagnano nel breve tratto di strada, il viaggio su un pianeta Terra che non smette mai di stupirci con le sue bellezze, scoperte, migrazioni.

Questo “catalogo delle nubi” – sulla scia della pubblicazione di Gilles Clément, Nuvole (DeriveApprodi, trad.it. R. Gelini) – è una classificazione e un viaggio, emblematico e sognante. Ci ritroviamo proiettati così, grazie al nefologo Levizzani, a leggere le specifiche del cielo e, allo stesso tempo, cominciamo anche noi, via via sempre più appassionati (ma possibile che guardare le nuvole sia un lavoro? “Sì!”, ci risponde il prof e noi non possiamo che essergliene grati ndr) a riconoscere le varie forme che si muovono sopra la nostra testa: nubi, i paffuti e caotici cirrocumuli, attraverso le immagini e le didascalie di questo prezioso libello sfogliamo immagini e xilografie giapponesi del XIX secolo, perfino parole di un noto prosatore contemporaneo: “Una solitudine pura e una pace profonda. Le cose migliori che la luna potesse offrire agli uomini”, Haruki Murakami in 1Q84.

Foto di Vinícius Vieira ft da Pexels

Altostrati, nembostrati, virga: la disamina dei diversi tipi di nuvole nel Piccolo manuale è capace di squarciare il cielo delle nostre convinzioni con la bellezza e l’indugio.
Seguitiamo a leggere, affascinati come bambin*, con l’asterisco che non conosce sesso prima della discesa sulla Terra: noi nella nostra presenza più pura, e aerea, poiché interiore, così – ci fa comprendere Levizzani senza mai dircelo, né mai forzare la comprensione – ogni corpo è una nuvola. Ci saranno persone-tempesta, allora, e persone-stratocumuli, la Terra vista dallo spazio in tutto il suo blu, persone-cielo-a-pecorelle, persone-acqua-e-neve, persone-entrainment mentre, anche se invece, infine, di Beethoven ce n’è stato solo uno.

E v’è sempre di più, e di diverso, e altro nella sua matrice più bella, che attraverso la lente dall’alto delle nuvole l’autore ci porta a compiere un salto di visione. Cosa ben rara. Vediamo strade di nubi sopra la Crimea, il Mar Nero e l’Ucraina, non dalla terra distrutta e calpestata dagli uomini ma sempre, piuttosto, dall’aria buona che solo la cultura, e l’arte, e la sagacia che contraddistingue i competenti e i poeti, che Levizzani ci conduce per mano (il “vero” significato del verbo, educare) a guardare con occhi nuovi i pennacchi di fumo sopra i continenti, rimandandoci indietro nel tempo, a quando eravamo a scuola, felici con niente, amici per sempre in quello spazio-tempo che si infrange da adulti.
Scorrendo le immagini, alcune epiche, guardiamo ai cicloni senza l’affanno e la preoccupazione della cronaca (è da poco passato il ciclone Ian sugli Stati Uniti ndr), scopriamo così che anche i temporali hanno una loro regina, la supercella.

Nella seconda parte del manuale Levizzani si concentra invece sugli effetti, o i feedback, delle nuvole. Che, da soggetto diventano così oggetto transeunte, per parlare d’altro: caligine, sabbia, fumo, l’autore intersoggettivizza e passa all’analisi e al setaccio i profili delle nostre metropoli, lo specchio riflesso che la Natura ci sta restituendo – lo smog, questa parola composta dai lemmi inglesi “smoke” e “fog” – per passare poi agli incendi, quanti durante le ultime incandescenti estati, quante ancora ne avremo se il surriscaldamento globale non si fermerà nei prossimi anni, di pari passo con la neutralizzazione dell’emissione di anidride carbonica e la correlata fine dell’uso dei carburanti fossili.
E poi, ancora, aurore boreali e paesaggi innevati, pianeti e innovazioni prossime future, con anche un glossario e una piccola bibliografia essenziale delle nubi.
Insomma questo Piccolo manuale per cercatori di nuvole è insieme una chicca e un’esortazione all’uomo. Che non di solo pane si vive, certi che il bambino della dedica un giorno guarderà al cielo col naso all’insù, osservando i mutamenti del cielo, costruirà non solo sogni ma, di più, il nostro – di tutt* – difficile, maraviglioso, mestiere di vivere.