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Blogdiary Tolosa – gli aerei del futuro

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Parti per Tolosa per andare a vedere gli “aerei del futuro” a idrogeno mentre la variante Omicron imperversa nel mondo.
Parti per la speranza, forse, anche, e per la prima volta – da che hai iniziato questo reportage ambientale – non sei solo: con te un pilota di aerei, Diego Babuder, 29 anni, primo volo a 21 (Londra), che in sala d’attesa a Parigi, durante uno degli scali, improvviserà persino un pezzo di Ludovico Einaudi al pianoforte bianco; Matteo Finotto, responsabile Europa del Mediterraneo di easyJet; e Claudio Marinaccio, cartoonist, che è qui per fare il reportage a fumetti di quel che vedremo, uno dei pochi graphic journalist italiani.
La spedizione parte alle 6.50 da Milano Linate.
Sveglia alle 4,45, fuori notte, il tassista che ascolta Beastie Boys che picchiano duro mentre non sei ancora sveglio.
Da Linate a Charles De Gaulle dormi per recuperare, il volo prosegue per Tolosa, sbarcati a Blagnac si va subito al Campus 1 di Airbus: è qui che costruiscono il futuro dell’aviazione, i nuovi aerei con cui viaggeremo domani, e in futuro, se vogliamo uscire dall’Antropocene, se vogliamo inquinare meno, se vogliamo continuare ad abitare su un pianeta bellissimo e complesso, l’unica casa che abbiamo.
Nella cittadella di Airbus – 24.000 persone solo qui a Tolosa – ci riceve Anne Galabert, comunicazione esterna, si passa il check, e si entra negli uffici top secret della multinazionale europea, costruttore leader nel mercato dell’aviazione.
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Camille Sagues, responsabile Sostenibilità, e Mattia Nurisso – piemontese doc trasferito qui da anni – si parla di idrogeno e aerei, bio-carburanti, grafici e numeri, foto e rendering di un futuro possibile, necessario, urgente. Se entro il 2050 non cambiamo direzione, che fine faranno i ghiacciai, l’innalzamento dei mari, lo smog nelle città, le migrazioni climatiche? “Quale la visione”, chiedo: “Aerei a idrogeno nei cieli del mondo”, risponde Camille: e li puoi vedere, giganti balene che navigano tra le nuvole, la coda enorme, zero emissioni, nessun inquinamento, il genere umano che forse ha imboccato una nuova strada di speranza.
A pranzo siamo con Glen Llewwlyn, vice presidente  Zero emission Aircraft, nella round table sembra d’essere alla corte di un Artù green, si mangia da re mentre fuori le foglie marroni e verde crepitano d’autunno.
10 miliardi di dollari, è quanto costerà la transizione all’idrogeno, spiega questo irlandese dai modi pacati e risoluti, che ha 3 figlie, e forse allora è anche per questo che da una piccola città del Regno Unito è sceso, con i suoi capelli e la barba rossiccia, nel centro dell’Occitania.
Dopo pranzo si entra negli hangar. Giganti fusoliere e scheletri d’ali che poi verranno montate, sezioni assemblate ad Amburgo e in Cina, sembra di entrare nella pancia di una balena di metallo.
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Abbiamo la fortuna di assistere al muoversi di uno di questi bestini dell’aria, che viene slittato sui carroponti, il profilo affusolato mentre il sole fa il suo ingresso nell’hangar, pulviscolo e ferro, operai al lavoro, si respira fiducia e progresso, è così che dovrebbe essere lo slancio verso un futuro migliore, aria pulita, voglia di fare, soluzioni e saldature, linoleum e ingegno.
Il tempo scompare di fronte alla speranza di vedere presto nel cielo aerei che inquinino meno, lo stesso sarebbe per le macchine a terra, per le strade delle città, tutti aspettiamo, presto, città più pulite, meno inquinate, dove tornare a passeggiare.
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Tolosa di notte è bellissima. Ragazzi per strada, musica in ogni dove, edifici storici illuminati, sembra d’essere non ai tempi della pandemia mondiale che ci sta mettendo, tutti, in ginocchio, ma in un nontempo che non è ieri (veloce, stressato) e non è ancora domani ma un ora-e-qui in cui con tre “amici” te ne vai per le strade, a cena a La Braiserie, locale caldo e accogliente, dove si mangia filetto al pepe verde e patate, insalata, la griglia brucia sopra il profumo di legna, i bicchieri riempiti di vino e le chiacchiere ai tavoli di legno: parliamo degli aerei del futuro e migrazioni, il Belgio, gli italiani, i nazionalismi e populismi che inquinano l’Europa e il mondo, tra un Bordeaux e un sorbetto, coltiviamo speranza. E’ quel che serve ora, e dopo la cena, quando sopra la Garonne ti accorgi che Tenera è la notte, come nel meraviglioso romanzo di Francis Scott Fitzgerald, mando un messaggio a un’amica che abita qui da anni, il fiume scorre, i fantasmi ci inseguono ovunque, eppure possiamo camminare, respirare l’aria di camino per le vie di questa cittadina che appare incantevole, anche il mattino dopo, al rientro.
La speranza fa questo effetto, rende tutto più chiaro, più limpido e arioso.
Si rientra a Milano pensando al futuro. Quando gli aerei passeranno sopra le nostre teste ma saranno delfini che surferanno sul mare d’aria verticale.
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