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Białowieża blogdiary 2 – la foresta

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Oggi ho visto una foresta che ha 11.000 anni. La foresta di Białowieża. C’erano gli uro un tempo, qui, progenitori dei tori. L’ultimo della specie è stato ucciso a metà ‘800.
Ora ci sono gli ultimi bisonti europei. E i lupi, e le linci, non molte. Ho sentito il picchio nero che buca le cortecce degli alberi più resistenti, ho visto rospi piccoli un pollice, e un’arvicola che scappava, un pettirosso che invece no, lui non scappava per niente. La spocchia del pettirosso, potrebbe essere un titolo per un buon noir, e per colonna sonora Night And Day di Cole Porter.
Stamattina la sveglia è stata alle 7,30 avevo intenzione di comperare un giaccone, adesso sono davanti alle fiamme della stufa con cui ho cucinato stasera: uova e pomodori dell’orto di Swen e Alexandra.
La giacca non l’ho comprata alla fine, in foresta il vento viene filtrato dai rami, e i tronchi.
Ho visto solo le impronte di un bisonte maschio giovane, però, e quelle di un cinghiale. Di bisonti nessuna traccia per oggi, sono rintanati chissà dove. Del resto è la stagione degli amori.
Dopo la mattina per le casine e gli sterrati di Trześcianka, chiese ortodosse che spuntano ovunque, lungo la strada cimiteri e supermercatini. La vita e la morte si inseguono. Tutto è foresta qui.
Poi attraverso Puchły e Soce, villaggi fino a Kruszyniany, dove ho visto un cimitero dei tatari islamici.
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A pranzo ho mangiato Banash (gnocchi al vapore, con ripieno di ragù di agnello e verdure) e Kołduny da Tatarska Jurta che ha riaperto da aprile 2021.
Ho scoperto che guidare da solo per le strade di questa parte della Polonia nord-orientale almeno mi piace molto. Attraversi il bosco continuamente.
Poi però il portale di legno dell’ultima foresta primaria europea l’ho varcato davvero. Tutti i dati e i numeri, e ciò che penso vada fatto lo scriverò nell’articolo su questa tappa, e che uscirà nei prossimi giorni su laStampa.
Qui però resta addosso il rumore vivo degli alberi al vento, la presenza dei bisonti che non ho visto, ma avvertito nell’aria, quello sì. E la magia di trovarsi dentro un pezzo di mondo antico, la foresta primaria di Białowieża, dove ho incontrato funghi che sembrano appena usciti dalla foresta magica di Princess Mononoke di Hayao Miyazaki, e alberi che hanno nel loro tronco volti umani, fauni, credenze e fiabe che hanno alimentato il mondo.
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Uscito dal silenzio primordiale, per un secondo, ho accarezzato l’idea di cenare in un ristorante creato su una vecchia stazione, dove sono ancora visibili le carrozze dei treni che, da un altro mondo ancora, la Belle Époque ci ricordano la bellezza che, anche e nonostante, siamo in grado di generare.
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Ma poi invece, ho pensato, ho l’orto che mi attende a casa! Così mi sono rimesso in macchina, ho calcolato dopo 12 ore. Durante il tragitto di ritorno verso Korolawa Chata di Alexandra e Swen, così, ho visto un esemplare di cervo femmina. Mi ha attraversato la strada. Andavo piano. Non si è nemmeno girata a guardarmi, ha danzato sull’asfalto, ed è scomparsa nei boschi.
Domani si va al Museo dell’Agricoltura e alla montagna sacra di Grabarka…