
Ci sono eventi, personaggi e scoperte scientifiche così importanti da rivoluzionare il mondo. Nel libro La nostra luna (Aboca ed., 26€, trad.it. Laura Calosso) vincitore del “Los Angeles Times” Book Prize e finalista al National Book Awards del 2024, la giornalista scientifica Rebecca Boyle riformula la storia delle scoperte scientifiche attraverso un’originalissima “lente lunare” ripercorrendo le ricerche di astronomi e scienziati di tutti i tempi.
Come la compagna celeste della Terra ha trasformato il pianeta, guidato l’evoluzione e fatto di noi ciò che siamo, il libro di Boyle è pieno di spunti, come quando racconta come venne creata la Luna: «Sappiamo che ci fu una collisione grazie alla velocità di rotazione della Luna e alla velocità con cui si sta allontanando dalla Terra, che è stata misurata con cura durante le missioni Apollo», accadde dunque che, tanti anni fa, in una galassia lontana: «C’erano due pianeti che orbitavano attorno al Sole nell’orbita terrestre. Uno di questi pianeti aveva le dimensioni dell’attuale Marte, più piccolo della Terra, ma altrettanto roccioso. Questo pianeta fu soprannominato Theia, in onore della madre della Luna, Selene, entrò in collisione con la Terra primordiale (la Terra 1.0) e sia Theia che la Terra furono completamente distrutte. Non rimase nulla se non una nube di goccioline di roccia vaporizzata. In qualche modo, in questa nube, la Terra 2.0 e la Luna si “fusero”».

Sappiamo dell’universo grazie a chi lo studia: «Selenografi, planetologi e fisici vedono un universo più completo, bello e creativo rispetto alla maggior parte delle persone. Oggi, il 99% degli esseri umani non vede più la Via Lattea, le nostre città sono così illuminate che le stelle svaniscono. Ma gli scienziati planetari e i selenologi sanno quanto altro ci sia oltre il nostro livello visivo». E, prosegue l’autrice: «Otto pianeti e una manciata di pianeti nani orbitano attorno al nostro Sole. La maggior parte di questi pianeti ha molte lune, anche se nessuna è simile alla nostra. I pianeti del sistema solare e le loro lune hanno vulcani attivi, oceani di ghiaccio, uragani esagonali, tempeste grandi come la Terra, laghi di metano, calotte glaciali di anidride carbonica… L’universo è più creativo della nostra migliore fantascienza. Probabilmente anche tutte le altre stelle dell’universo hanno dei pianeti e, di quelli che abbiamo trovato, sappiamo che non sono simili ai nostri. Ciò significa che i pianeti sono più numerosi delle stelle, che a loro volta sono troppo numerose per essere contate».
L’universo è vasto, ma non “vuoto”: «Probabilmente esistono altre forme di vita altrove. Ma c’è un altro modo di vedere la questione. Tutti coloro che sono mai esistiti, tutti coloro che abbiamo amato, sono stati qui. Ogni forma di vita che conosciamo fa parte di questo pianeta. La Terra è incredibilmente rara e potrebbe essere davvero unica», una visione che accomuna Boyle al pale blue dot di Carl Sagan e: «Quando si sa quanti altri mondi esistono là fuori e che nessuno di essi può essere la nostra casa, si sviluppa un maggiore senso di responsabilità nel prendersene cura».
La Luna è più di un satellite: «è più simile a una sorella della Terra, protegge il nostro pianeta nel suo viaggio attraverso il sistema solare. Grazie alla sua gravità, la Luna stabilizza l’inclinazione dell’asse terrestre, che è leggermente inclinato di 23,5 gradi. Questo è il motivo per cui abbiamo le stagioni. Su scale temporali celesti, l’asse si inclina con angoli diversi. Ciò significa che la “stella polare”, che sembra restare in un punto vicino al polo nord magnetico della Terra, in realtà cambia nel tempo», risponde la giornalista dal Colorado: «Nell’antichità, un astronomo di nome Ipparco di Nicea esaminò le antiche carte stellari dell’antica Babilonia, secoli prima che Ipparco iniziasse il suo lavoro, e notò che alcune stelle avevano apparentemente cambiato posizione rispetto a dove ci si aspettava che fossero. Si rese conto che questo aveva delle implicazioni sul modo in cui misuriamo il tempo durante l’anno, utilizzando sia il Sole che la Luna». E cosa c’entra con Marte e Giove, ci chiede Boyle? «Se non avessimo la Luna, la forza gravitazionale degli altri corpi celesti spingerebbe la Terra, causando un’oscillazione ancora più drammatica del suo asse. Giove sarebbe la forza più grande in gioco, perché è enorme, anche se piuttosto lontano dalla Terra. Se la gravità di Giove causasse un’inclinazione dell’asse terrestre di, diciamo, 45 gradi rispetto alla verticale, l’equatore si troverebbe vicino a dove ora si trovano i poli magnetici». Come immaginare la Groenlandia vicino all’equatore: «…sarebbe drammatico, ed è quanto accade su Marte, più piccolo e vicino a Giove. A volte Marte è inclinato sul proprio asse e tutte le sue calotte polari si vaporizzano, immettendo enormi quantità di CO2 nell’atmosfera. È un bene che la nostra Luna sia qui per impedire che questo accada!».

E poi, ci sono le maree: «Ciò provoca un cambiamento drastico due volte al giorno sulle coste di tutto il pianeta, mescola anche l’intero oceano, riportando in superficie sedimenti e sostanze nutritive dal fondo marino. Le maree oceaniche influenzano le correnti e il flusso di calore nelle profondità. Centinaia di milioni di anni fa, quando nacque la vita e iniziò a diversificarsi, la Luna era molto più vicina. Questo significa che la sua forza gravitazionale era più forte e le maree più pronunciate. Esistono sempre più prove che collegano le maree lunari all’evoluzione (…) Nel libro mi sono concentrata sulle recenti ricerche che descrivono la relazione tra i modelli delle maree lunari e le prime forme di vita sulla terraferma. Nel momento in cui i primi pesci sono emersi dall’acqua, la Luna provocava maree particolarmente alte, sia per la sua vicinanza sia per la geografia della Terra, legata al ciclo dei supercontinenti. Sappiamo che le maree erano particolarmente intense quando i primi tetrapodi, o vertebrati terrestri, salirono sulla terraferma. Attraverso i reperti fossili, possiamo tracciare questa relazione».
Babilonia, Giulio Cesare, Tolomeo, Keplero, Galileo, Copernico. La storia dell’umanità è legata alla Luna, ma la sua “creazione” per come la conosciamo, dice Boyle, è merito di: «Johannes Kepler, probabilmente il mio personaggio preferito degli albori della Scienza. È certamente un uomo medievale, ma entra nel nuovo XVII secolo come un colosso. Era uno scienziato incredibilmente creativo e ingegnoso, uno scrittore arguto e un matematico instancabile, che cercava di capire la struttura fisica dei fiocchi di neve e calcolava le orbite planetarie e (…) scoprì le leggi fisiche che regolano queste relazioni, base di tutta la scienza planetaria e dell’esplorazione spaziale», inoltre: «insieme al suo amico e rivale Galileo contribuì a dimostrare la verità del principio copernicano: che la Terra ruota attorno al Sole e non viceversa. Keplero era anche affascinato dal lato più mistico della Luna. Immaginava come potesse essere lì e se eventuali esseri lunari vivessero nelle caverne. Considerava le connessioni tra la Luna e la spiritualità e persino l’occulto», della nostra Luna. Un saggio davvero “spaziale”.