Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

“Lumen” l’ultimo album di Stefano Guzzetti, e il questionario di Proust

Schermata 2021-03-25 alle 16.52.19

Il 28 maggio uscirà Lumen il nuovo album di Stefano Guzzetti, uno dei principali interpreti della scena neoclassica europea, con 23 milioni di ascolti sulle piattaforme streaming. Edito dalla Mute Song Ltd. di Londra (Nick Cave, Depeche Mode, Max Richter e Johann Johannsson), Guzzetti si è esibito in Giappone, quindi Stati Uniti ed Europa. Ha lavorato con Dolce & Gabbana, in occasione dell’evento D&G 2017 a Palermo, girato dal regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, e nel  2018 con la Stefano Guzzetti Ensemble si è esibito dal vivo alla New York City Public Library, a condurre la serata l’attrice Sarah Jessica Parker.
Tra i suoi ultimi lavori Fleurs (A Collection), che celebra dieci anni di musica e che include anche Illuminate, in collaborazione con la cantante Lisa Gerrard dei Dead Can Dance (Golden Globe Award per la colonna sonora del film Il Gladiatore di Ridley Scott). L’ultimo album Kokoro è una collaborazione con il pluripremiato regista e illustratore IGORT. Insegna Sound Design per il Cinema presso l’Università degli Studi di Cagliari.
Lo abbiamo raggiunto via mail per sottoporgli una sorta di Questionario di Proust.
Ti ricordi qual’è stato il primo libro che hai letto? E il primo disco?
Il primo libro che ho letto è stato “L’Isola del Tesoro”, una storia affascinante che mi portò lontano dalla mia cameretta, in un mondo sinistro e nel contempo affascinante. Rilessi quel bellissimo libro più e più volte e credo sia stato il mio biglietto di sola andata verso il mondo dell’immaginazione, dove mi trovo ancora a quasi cinquant’anni. Il primo disco che comprai, all’età di undici anni, fu il 45 giri degli Yazoo dal titolo “Nobody’s Diary”. Già in quegli anni, anche dopo avere visto i Kraftwerk alla RAI, ero molto affascinato dai suoni dell’elettronica e dal synth-pop allora tanto in voga. Non per nulla il primo 33 giri che comprai fu proprio “The Hurting” dei Tears For Fears.
Perché e quando hai deciso di suonare il pianoforte?
In realtà io ho iniziato suonando l’organo. Nella mia infanzia la mia quotidianità era scandita dalla mia passione per la pittura e per la musica classica, il mio eroe assoluto era Johann Sebastian Bach, le cui pagine per organo sono immortali. Poi negli anni a venire scoprii la grazia del pianoforte e fu amore a prima vista, grazie anche ad alcuni ascolti come Erik Satie e Harold Budd.
Ci sono dei musicisti o uno scrittore, un regista, in particolare, che hanno influenzato il tuo lavoro di compositore?
Assolutamente sì. Durante la mia adolescenza, quando una certa consapevolezza artistica si formò in me, un bellissimo ed enorme mondo si dischiuse ai miei occhi e alle mie orecchie. Posso dire di avere iniziato la mia formazione grazie ai lavori di registi come Peter Greenaway, Eric Rohmer o Francois Truffaut, ma amavo anche perdermi nei mondi raccontati da scrittori come Italo Calvino e Jorge Louis Borges. Per quanto riguarda la musica, credo che compositori come Michael Nyman, Philip Glass, Wim Mertens siano stati per me un imprinting assoluto.
Raccontaci in breve una giornata tipo di quando componi.
Non esistono giornate tipo per me. Sono un artista indipendente, oltre che un perfezionista per natura, quindi amo avere tutto sotto controllo. Le mie giornate hanno davvero mille momenti, relativi ad altrettante migliaia di faccende inerenti alla mia attività lavorativa. Il processo compositivo comunque nasce spesso e volentieri da un suono che mi incuriosisce, o da una musica nata al pianoforte. Ci sono anche altre volte in cui ho delle idee ben precise, quindi mi siedo nella mia postazione e le realizzo. Altre volte ancora mi sveglio con una musica ben precisa appena sognata. Quelle sono le mattine che mi affascinano di più.
pexels-daria-shevtsova-1680140

Foto di Daria Shevtsova da Pexels

Cosa ti piacerebbe che pensasse chi ti ascolta, una volta terminato il tuo album Lumen?
Sarebbe bellissimo che l’ascolto di questo mio ultimo lavoro avesse la forza di portare l’ascoltatore altrove. Un ‘altrove’ che sia verso l’esterno, in mondi lontani e per diversi motivi affascinanti, ma anche verso una dimensione interiore, di riflessione e meditazione. Qualora una cosa del genere dovesse accadere, sarei la persona più felice del mondo. La musica è un linguaggio e un tramite. In tal caso sarei riuscito appieno nei miei intenti.
Che cosa consiglieresti a un tuo ascoltatore che volesse intraprendere la carriera di compositore?
Il mio consiglio principale è quello di credere sempre e comunque in se stessi, di non smettere mai di indagare il proprio linguaggio, e di non arrendersi mai. In un mondo di saturazione musicale come quello corrente, dove gli strumenti a nostra disposizione hanno portato a una facilità di produzione mai vista prima, l’offerta da parte degli artisti è un inarrestabile fiume in piena. Ogni giorno su Spotify vengono caricati circa trentamila brani, questo ci dà quindi la misura di quanto siamo sempre più dei granelli di sabbia in un deserto abnorme. Chiunque abbia l’intenzione di intraprendere una carriera artistica ha quindi l’obbligo morale di credere sempre e comunque nella propria missione. La sincerità verso noi stessi e  quindi verso il prossimo sarà l’arma che ci salverà da questo mondo appesantito oltre modo.

Lumen esce il 28 maggio, intanto su qui si può ascoltare il primo singolo estratto DIVERGE