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L’economia del futuro è come il tempo: circolare

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“Dio gioca a dadi”, anche Einstein almeno su una cosa non aveva ragione.
La Natura è ovunque. Cerchi all’orizzonte. Linee di volo. La matematica nascosta dei giorni. E noi in mezzo a cercare di interpretarne il senso. Gli aruspici lo cercavano nelle interiora degli animali. Noi oggi quegli stessi animali li alleviamo come carne in scatola. L’uomo no, non è un personaggio gentile all’interno del pianeta entro il quale, pure, è iscritto come figurante fra i molti.
La nuova edizione del saggio di Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta Brambilla, Che cosa è l’economia circolare, introduzione di Walter R. Stahel (Edizioni Ambiente, Euro 18) ragiona dunque sul ruolo integrato che l’uomo dovrebbe avere nel prossimo futuro.
Primo in una piramide che sta rischiando di compromettere ben più che un equilibrio, dalla Rivoluzione industriale in poi – il flagello del fordismo applicato alle nostre vite – l’essere umano ha agito in termini proprietari nei confronti delle risorse, di fatto annichilendo il suo stesso habitat. Quantomeno rendendolo inospitale, o sperimentando la distruzione per logica economica di breve periodo, su questo fronte si può prendere a esempio negativo la voce Amazzonia: raddoppio della deforestazione in questi primi 10 giorni di maggio, tradotto in numeri il governo di Bolsonaro ha permesso il disboscamento di 1.157 chilometri quadrati di foresta pluviale, il 43% in più rispetto al mese di aprile (fonte: Bbc).

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Foto di Johannes Plenio da Pexels

Se il capitalismo al suo stadio attuale viaggia infatti su livelli di performance, lo stress test della pandemia globale impone, imporrà, una rivisitazione dei cicli di produzione e vendita. Sempre di più. E persino nonostante il mercato, forse.
Bompan-Brambilla illustrano non solo le scelte e gli attori di questo prossimo futuro già presente continuo (il nuovo luogo di questo inizio millennio infatti è lo smartphone) di più, nel loro compendio sull’espressione dell’economia circolare ci fanno vedere come oltre la sharing economy esista una sharing society, e come questo circolo virtuoso potrebbe, dovrebbe, accompagnare lo shock socio-economico che stiamo vivendo e portare un salto culturale, più che solo di sistema.
Il concetto di sviluppo sostenibile coniugato alla biosfera, ovvero quel sistema correlato (a proposito di Einstein) in cui l’uomo non solo è parte integrante del suo habitat, di più ne è artefice, compone, costruendo, se stesso e l’ambiente di riferimento.
A ogni battito d’ali corrisponde una variazione pigmentale dell’immagine dietro, il mondo non esiste, esiste il modo in cui lo abitiamo, camminiamo, edificando barriere o, piuttosto, scegliamo luoghi e persone.
Citano la Primavera silenziosa (Feltrinelli) di Rachel Carson, la necessità dell’imitazione della natura di cui parlava Leonardo da Vinci.
Se il nostro mondo è in fiamme oggi, già negli anni Novanta alla prima conferenza di Rio de Janeiro si parlava di consumi, teocrazia economica, edificazione di sistemi finanziari basati su marketing e denaro come fine e non come mezzo (a cui si tentò di opporre lo slogan, “un altro mondo è possibile”).
L’economia circolare e le 3R: Reuse, Reduce, Recycle. Il potenziale economico degli scarti di cui parlava persino Nicholas Georgescu-Roegen nel suo illuminante saggio, Energia e miti economici (Bollati Boringhieri).
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Interessante la strumentazione con cui gli autori rielaborano inoltre la variabile tempo: la trasformazione attraverso i 6 princìpi degli utilizzi della materia – sottotesto: si esce dai nonluoghi del simbolico coniugato finanza-smartphone e si torna al mondo – dove si muovono vettori colosso: cosa sta facendo l’Europa, e l’America nuova di Biden, e la Cina?
Le particelle elementari del pianeta-mondo sul quale viviamo ai tempi dell’Antropocene vengano illustrate nel loro compendio interrelato. Siamo tutti legati. Gli sbarchi e il conflitto arabo-israeliano, la foresta dei bisonti e i prezzi del latte a estrogeni, le scelte dei vegetariani, i colossi della meccanica, le prossime elezioni in Messico, India, la quantità di smog che respirano i nostri bambini (quante polveri sottili ci sono oggi a Milano?).
Bompan-Brambilla ipotizzano una pars costruens basata su 4 assunti, per altrettanti modelli di business nel bene o nel male, purché se ne esca da questa crisi climatica, tra questi punti: 1) Dal possesso all’uso. Il prodotto come servizio, tipo il car sharing: 2) Life-extension ovvero implementare la durabilità dei prodotti, rigenerarli, alimentare il circuito della restituzione e del buyback così come dell’upgrade dei servizi, senza riacquisto e dunque di nuovo consumo di risorse da 0: tutto è catena, nel cerchio, tutto è flusso.
Il fiume degli eventi lo stanno capendo in molti, e gli autori fanno anche i nomi: Renault (nonostante il mondo delle auto sia il mondo delle auto), o il gruppo Caterpillar, oltre a moltissime startup, che nascono come i millennials già nel corso del fiume del cambiamento.
Si deve iniziare la transizione da quel che c’è, e non per fare i realisti. Ma perché serve un puntello per ogni cosa, anche per i sogni.
Nella sezione finale del saggio anche consigli per le imprese e alcune interessanti interviste, tra le quali Kate Raworth l’ideatrice dell’economia ciambella e la signora dell’economia circolare, Ellen MacArthur dell’omonima Foundation.
Che cosa è l’economia circolare è scritto per permettere al lettore medio, oltre a quello specializzato, di acquisire consapevolezza e competenze, la sfida è lanciata: se vogliamo vedere il futuro, dobbiamo tutti diventare environmental maker.

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