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Generazione X 2.0_puntata4: bioh@cker

Per GX2.0 oggi sono in Emilia. Sotto la scritta Welcome leggo Patrimonio Unesco. Ieri sera ho visto Una Scomoda Verità, docu-film del nobel Al Gore ndr. Così non è un caso se arrivo a Ferrara, città della nebbia e del Buskers Festival. Ma soprattutto Città delle biciclette (anche se c’è ancora la Montedison ndr): bio-coscienza a Zero emissioni, alternativa al consumo che sta surriscaldando il pianeta.

Matteo Bisi ha 27 anni, lavora all’Università di Ferrara. Mutagenizza i geni, ricerca strategie di cura, ma non solo: studia l’informazione, e nel tempo lo ha fatto in modo particolare: in tivu, da conduttore.

Lo incontro al Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare che tutti chiamano Mammuth (pare si debba a uno strano pilota l’ipotesi che, dall’alto, la forma ricordi quella del simpatico animale ndr). Mi aspetta nel laboratorio: fili elettrici, vetrini, apparecchiature, celle frigorifere.
M@t ha gli occhi colore del pack, ghiaccio del Polo Nord che potrebbe scomparire entro il 2040 «La ricerca scientifica, la genetica, il bio-tech studiano la decodificazione del dna e del suo prodotto: ci occupiamo di studiare la vita, i meccanismi di interazione e le interferenze…». M lavora nell’equipe del Prof. Francesco Bernardi, uno dei tre ricercatori italiani membri del CS internazionale Telethon (organizzazione che finanzia anche borse di studio a giovani ricercatori).
Basi azotate, emi-eliche, l’alfabeto caotico della mappa umana. Gli chiedo come in questo caos si formi l’informazione deviata? «Se nel nostro genotipo il gene non è scritto bene, le basi azotate sono messe male, questo causa un’interferenza». I cicli vitali, che fanno funzionare il nostro corpo a cascata enzimatica, innescano processi a catena errati. Ma nell’errore è anche contenuta una risposta. «Quando ero in tivu creavo un’interferenza col palinsesto della Rai, per alimentare dubbi». Progresso scientifico, costruito su questioni e dati «Ero un conduttore tv bio-hacker, e gli hacker sollevano domande, non danno risposte». Un hacker biologico «è qualcuno che trova le informazioni per gli altri e gliele fornisce». Molti i temi trattati da dn@ – dimensione nucleare @vanzata, format che Matteo conduceva su Rai Futura: batteri, OGM, ma anche immagini di protesta, rischi della genetica molecolare, le Corporation senza scrupoli…».
La tecnologia, chiedo: «fornisce all’uomo gli strumenti del lavorare. Permette di studiare attraverso tecniche separative, inferendo su numeri ed esperimenti»: nanogrammi, microlitri, passaggi di stato. Anche se a volte l’inverosimile si tramuta in possibilità «Le mutazioni genetiche capitano continuamente, altrimenti non ci saremmo evoluti…». Sorride «È raro che diano superpoteri, ma potrebbe succedere…». Mi fa vedere batteri della stessa specie che, da bianchi, diventano blu: venom-batteri, li chiama. Venom e Spiderman.
M sembra un personaggio dei fumetti, io un bambino di fronte alle Science.Tv. Così mi racconta delle indagini CSI, della PCR – Polymerase Chain Reaction «un processo di replicazione del dna attraverso il quale si può arrivare al colpevole»: 30 cicli a temperatura variabile, dna alla 30esima.
Finisce il tempo. Sulla strada di casa ci fermiamo a pranzo dalla nonna di M, “la Giovanna” come la chiamano qui. Giovanna in realtà si chiama Marta e i cappellacci di zucca li prepara al ragù: a 76 anni la pasta, spessa ai denti, la fa ancora a mano. Da queste parti è resistenza di vita, oltre che di storia: del resto La fame aguzza l’ingegno (A. Perin, elèuthera ed., 2007).