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un anno in libri: 2013

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Libro dell'anno: Pivano, Diari 1917,1973
E' stato un anno piuttosto bizzarro, anche dal punto di vista della lettura. E non è un caso che il libro dell'anno di questo (fatalmente destinato a esaurirsi) 2013 sia proprio l'ultimo letto, il magnifico ritratto di un'epoca che è I Diari volume 1 di Fernanda Pivano, scrigno e forziere della grande letteratura americana contemporanea. Ma andiamo con ordine.
La prima parte dell'anno è stata contraddistinta dalla lettura del noir-puzzle (poi divenuto magnifico film) di Ellroy che tratteggia la Los Angeles jazz, neon, gangster e cazzotti degli anni Cinquanta: nulla da aggiungere a un capolavoro del genere ma non soltanto. Altri due libri del primo trimestre, eleganti e raffinati, "La casa rossa" di uno dei miei autori preferiti (Mark Haddon, quello de "Il cane ucciso a mezzanotte" tanto per capirci) con il ritratto di una doppia famiglia alle prese con i caratteri reciproci, in una casa affittata a mezzi, dove ognuno perderà se stesso per riconquistare lo spazio sociale dei rapporti, e forse anche un'identità in più che lo collochi nel suo "spazio intimo" oltre che di identità/individualità. E a proposito di intimità, altro magnifico libro quello di Anne Tyler (a cui si arriva da Nick Hornby, ed è buffo arrivare a una scrittrice così sobria e lieve, da un autore così tanto apparentemente roboante e indelicato, ma Hornby è Hornby e chi lo conosce sa): la guida agli addii dell'autrice statunitense scrive ancora a mano, ripassa, rilegge, letteratura d'altri tempi, elegante e profonda, come un addio… E per finire la trilogia del primo trimestre, la stupenda biografia di Cassius Clay alias Alì, pugile che ha cambiato il volto della boxe mondiale, interrompendo la golden age degli incontri planetari ma governati dalla mafia di Chicago e non solo. Il libro "miglior non-fiction 1998" secondo il Time di Remnick ha il piglio di un saggio, la scorrevolezza di un romanzo ben scritto, la sagace tenacia e il cinismo della storia di un uomo che a un certo punto era diventato più famoso dei Beatles: un inno allo sport dimenticato, la boxe, poesia jazzistica, simbolo degli uomini in lotta con se stessi.
La seconda parte dell'anno invece ha visto l'inizio (che come al solito diventa poi lettura ossessiva) dei cicli di Fred Vargas, autrice francese, che ha scelto lo pseudonimo, capace di legare il noir al fascino delle storie avvolte nel mistero direttamente uscite dalle leggende semi-horror gotico, dall'incredibile fascino d'antan; e dalla rilettura di Conan Doyle, e il suo detective Sherlock Holmes, riportato dal regista Guy Ritchie ("Snatch") ai veri fasti dell'indimenticabile personaggio del grande scrittore divenuto Sir.
De "Il re non ha sonno" dell'emergente talento d'oltralpe Cecile Coulon parleremo… Grande prova d'autore, come altrettanto il libro della giornalista-scrittrice australiana "C'era una volta la DDR" spaccato della Germania soggiogata dal gioco sporco della Stasi, post-Hitler, evidentemente frastornata dopo la Seconda Guerra mondiale e con un bisogno (più psicologico che sociale) di "controllare" ciò che accadeva entro i suoi confini: il muro di Berlino, scopriamo, non separava a metà la città, piuttosto la Germania Ovest era incastonata nella DDR. Da cronista di talento, Funder indaga e scova storie, le ricostruisce come i grandi columnist, ma anche da ottima narratrice (il suo successivo romanzo-storico "Tutto ciò che sono" ne è dimostrazione e apice).
Nel secondo semestre dell'anno, "Il Seggio vacante" di Rowling e lo "Zio Tungsteno" di Sacks si sono palleggiati il titolo di miglior libro dell'anno fino ai Diari di Nanda: Il Seggio della scrittrice anglosassone più ricca della regina d'Inghilterra è una storia di storie intrecciate sapientemente con registro narrativo e clock perfetti – a mio avviso, ci sarebbe spazio per una riduzione cinematografica, vedremo – Rowling scomoda nei tratti il vecchio saggio per dare il via a un romanzo di caleidoscopiche figure, privilegiando i personaggi nel tratteggio della storia, così dando vita a un meta-romanzo in cui sono i singoli che compongono il ritratto, ciascuno con il suo punto di vista, con un ritmo di continuo cambio di regia di cui beneficia tutto il corposo tomo, ambiziosa prova riuscita della scrittrice che più di tutti ha mutato – che piaccia o meno, nel bene e nel male – la narrativa contemporanea (non solo per ragazzi).
D'altra "misura" e cifra stilistica, Sacks ripercorre la sua storia personale di ebreo americano, ricostituendo attraverso i suoi ricordi "elettrici" un'infanzia nell'America della trasformazione, il tempo delle grandi scoperte della Chimica, della Fisica, con notazioni personali di un piccolo genio che poi diverrà un neuro-scienziato o neuro-psicologo tra i più noti a livello internazionale: bellissimo libro sulla crescita e i sogni che diventano realtà.
Ma tutto è vano quando si arriva appunto ai Diari di Fernanda Pivano volume 1: 1917/1973, a partire dalla copia rilegata in maniera raffinatissima da Bompiani, con una carta leggera (70 di grammatura, per gli intenditori) scorrendo le pagine, e gli anni, di Nanda, dall'infanzia in Italia piena di dolci e ricordi in bianco e nero, fino all'adolescenza (la dolce madre, il padre tutto d'un pezzo, la nonna presenza importante) e le case e i gelsomini in fiore, fino ad arrivare alla traduzione di Spoon River che le costò le "attenzioni" dei nazi-fascisti, per fortuna scampate. Ma la narrazione di "Nanda", come tutti la chiamavano, è specchio del tempo, e dunque attraversamento, passando-filtrato dai suoi occhi mai ingenui e però per certi versi "puri" troviamo scorci dell'Italia"bella" di letterati e salotti, di Mondadori e Flaiano; ma sopratutto troviamo la letteratura americana della "Generazione perduta" quella che forse ha maggiormente influenzato l'immaginazione mondiale dal secondo dopo-guerra in poi, con le sue storie di uomini e donne, e gli scrittori non più emaciati modelli d'intellettualismo borghese canoni classici ormai nello scrittore europeo moderno, ma bensì uomini che facevano lavori "di fatica" per campare, uomini d'avventure e grandi impeti: di qui, dunque, si entra nel magico mondo che anche la Pivano – sotto l'egida del grande Cesare Pavese, morto suicida anche lui – contribuì a "formare": ed ecco dunque gli incontri e le amicizie con Hemingway, leone e uomo di fascino avventuroso, con le sue storie volitive e la sua passione per la caccia e le corride, buon gustaio, amico della giovane e bella Pivano (morto suicida anche lui dopo un incidente aereo); e poi Faulkner, immenso narratore delle saghe americane del Sud; e quello Scott Fitzgerald, che Nanda non riuscì mai a incontrare con suo sommo rammarico, raffinatissimo elegante ritrattista della golden age dei Gatsby che tanto ancora suscitano fantasie a Hollywood; e poi ancora Steinbeck, Dos Passos, Kerouac, e i racconti dell'Ohio di Anderson, il grande editor Cowley, tutti… tutti incontrati da Pivano, orizzonti singoli, "meeting" realizzati nelle più diverse parti del mondo,
dai salotti raffinati ai viaggi negli Usa che Pivano poté permettersi grazie a un Grant, fino alla bellissima figura di Gertrude Stein, prima fra i primi intellettuali, crogiuolo vero e proprio di quel fine intellettualismo (forse snob ma autentico) che tanti geni ha prodotto a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, secolo terribile ma bellissimo evidentemente.
F.Pivano, Diari 1917/1973, Bompiani (Euro 50) è un libro che schiude, per questo prezioso, senza mai offendere con il talento, senza mai alzare voce, che è pure una delle più autorevoli sulla narrativa americana contemporanea, quando ancora nessuno in Italia (ma che a quel tempo voleva dire, Europa) conosceva i grandi scrittori che, di lì a poco, avrebbero conquistato i cuori, e la testa, di noi – milioni – di lettori, di tutto il mondo. Lì, Fernanda Pivano, fu la prima. Semplice ed elegante. In una parola sola, perfetta.

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GENNAIO
– Mark Haddon, La casa rossa
– John Kennedy Toole, Una banda di idioti ("peggiore dell’anno”)
– Anne Tyler, Guida rapida agli addii
– Nicoletta Vallorani, Visto dal cielo
– James Ellroy, L.A. Confidential

FEBBRAIO
– Siobhan Dowd, La bambina dimenticata dal tempo
– P.G. Wodehouse, Piccadilly Jim
– Fred Vargas, La cavalcata dei morti
– Agatha Christie, Poirot e la strage degli innocenti

MARZO
– Fred Vargas, Un luogo incerto
– Gian Piero Piretto, La vita privata degli oggetti sovietici
– Gianluca Morozzi, L’era del porco
– David Remnick, Il re del mondo
– Umberto Eco, Il cimitero di Praga (non finito)

APRILE
– Paolo Rumiz, Annibale
– Raymond Chandler, Il grande sonno (non finito)
– W.C. Heinz, Il professionista

MAGGIO
– Arthur Conan Doyle, Il ritorno di Sherlock Holmes
– Cecile Coulon, Il re non ha sonno
– Vittorio Giacopini, Nello specchio di Cagliostro

GIUGNO
– Fred Vargas, L’uomo a rovescio
– James Ellroy, White jazz
– Brendan O’Carroll, Birra e cazzotti
– Primo Levi, La tregua
– Georges Simenon, I Pitard

LUGLIO
– Georges Simenon, Maigret a New York
– Andy Holzer, Gioco d'equilibrio. Cieco sulla cima del mondo
– J.K. Rowling, Il seggio vacante
– Jonathan Stroud, L’anello di Salomone

AGOSTO
– Jakob Arjouni, Eddy il santo
– Anna Funder, C’era una volta la Ddr

SETTEMBRE
– Terry Brooks, I guardiani di Faerie
– Michael Connelly, Il poeta
– Grant Morrison, Supergods
– Paul Watzlawick, Di bene in peggio (Istruzioni per un successo catastrofico)

OTTOBRE
– A. Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes **** (L’ultimo saluto; Il taccuino)
– Vladimir Ja. Propp, Morfologia della fiaba
– Oliver Sacks, Zio Tungsteno

NOVEMBRE
– Robert Neuwirth, Città ombra
– Roald Dahl, Il libro delle storie di fantasmi
– Leigh Bardugo, Tenebre e ghiaccio
– Tito Faraci, Death Metal
– P.D. Baccalario, L’ombra di Amadeus

DICEMBRE
– V. Erofeev – E. Limonov – V. Sorokin, Russian attack (non finito)
– E.A. Poe, Tutti i racconti, le poesie e «Gordon Pym» (alcuni racconti)
– Paul Auster, Mr. Vertigo
– Fernanda Pivano, Diari 1917,1973