il ladro di suoni

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Segnalo l'ennesimo bel libro di un autore che, personalmente, amo molto (in senso letterario…). E' "Il ladro di suoni" di Vittorio Giacopini.

Si legge del libro "Torre del Lago, Versilia, primi anni Cinquanta. Nella monotonia di un
piccolo paese di provincia appare un uomo dall'aria solitaria e
l'andatura affaticata. Viene dall'America e sembra portarsi dietro
qualcosa di indecifrabile. Con sé ha un baule misterioso e
l'espressione equivoca di chi nasconde un segreto da non dire. In
quegli stessi anni, in una suite lussuosa di Manhattan, a casa di
un'amica miliardaria, muore il genio del Bebop, Charlie Parker. Si
diffondono strane leggende. Gira la voce che nascoste da qualche parte,
chissà dove, ci siano ore e ore di registrazioni perdute di Bird, suoni
rubati da un pazzo spacciatore, un parassita che lo seguiva ovunque,
come un'ombra, e registrava tutte le sue serate, i suoi concerti. Quei
nastri diventano il Sacro Graal del Jazz. Ma chi era il ladro di suoni,
e dove si trovava? La storia di Dean Benedetti, quel giovane vecchio
che si era rintanato a morire giù in Toscana, nasce così, già postuma
dall'inizio. Poteva essere tutto vero o tutto falso. Quel tesoro
esisteva davvero o era un'invenzione? E se c'era davvero, dove stava?
Nessuna prova, nessun indizio. Il racconto è un romanzo e un viaggio
nel tempo che si compone di imprevisti e piccoli colpi di scena. È una
storia di fallimenti e di rinunce, un lento viaggio iniziatico on the
road dalle montagne spoglie del Nevada fino alla provincia toscana. Un
romanzo che racconta un mito americano diventato improvvisamente tutto
italiano."

Giacopini affronta con stile epico e asciutto la vita del musicista, dei giorni che servono a creare, dei ricordi del bambino e delle incongruenze della crescita che fa uomini, mentre tutto cambia, tutto si muove, e muore, e suona.
Sono storie di uomini che non hanno vinto, quelle di Giacopini (bellissimo il suo Re in fuga, La leggenda di Bobby Fisher, Mondadori, 2008 – imperdibile libro sulla storia del grande genio degli scacchi – recensione su Arivista), uomini che vivono in solitudine, che ne riescono ad ascoltare la "disperata creatività" (termine usato da Goffredo Fofi, ripreso ieri sera durante un incontro al "Circolo dei Malfattori" di Milano).
Giacopini riesce a tratteggiare i suoi personaggi descrivendo poco, scavando però nel cuore degli oggetti, a prendere corpo e dimensione. Ogni parola è un viaggio da accettare. Ogni giudizio rimandato un prezioso istante di coscienza. L'autore conosce, ma non mostra. Usa gli ambienti e ce li fa colare addosso. Parla di musica, e ne fa opera. Usa immagini. Ma con parsimonia. Come una composizione di jazz, fumosa e languida, che si perde nelle volute di un fumo che è tempo e dolore, lucidità e rabbia, note e scrittura. Forse meno bello di Re in fuga, ma altrettanto "vivo". Buon lettura