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L’uomo che scala le montagne a occhi chiusi – un’intervista a Andy Holzer

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Gioco d’equilibrio – Cieco sulla cima del mondo
(Keller, Euro 16.50 – traduzione di Fabio Cremonesi) non è solo un libro, di più è tiro di corda e d’esistenza che, nodo dopo nodo, racconta i giorni di Andy Holzer, scalatore austriaco, 48 anni. Cieco dalla nascita, Holzer è diventato alpinista esperto, ed estremo come solo gli uomini di grande passione riescono a divenire – nel 2007 ha vinto il premio Life nella categoria “sport”.
Dal Tirolo austriaco fino a quota 6194 metri, la montagna più fredda della Terra: il monte McKinley, oltre 250 pagine (nell’inserto a colori: le foto di Andy dai primi passi alle ultime imprese) in Gioco d’equilibrio Holzer ci porta per mano, novello Teseo nel buio del labirinto, verso l’inaccessibile: uomini che si confrontino con la vastità e la grandezza, fuori dai modelli della vita contemporanea mediata, come se la mancanza della vista permettesse una sensibilità altra, e maggiore.
Abbiamo intervistato Andy tempo fa, per raccontarci il romanzo, la vita, la passione dell’arrampicata. Le sue sono parole semplici, restituite da mani di chi arrampica roccia, da chi è abituato a sgretolare materia, senza fare altro che respirare, un passo dietro l’altro, nell’avventura più grande.

Guarda il video delle imprese di Andy Holzer.

L’Intervista
1) La montagna, l’esperienza in verticale di roccia e ghiaccio, vento e fatica: come condenseresti il senso della scalata?
«Porre la mia energia mentale al di sopra della forza muscolare: ecco cosa significa per me scalare.
Trovare delle soluzioni con la mente, anziché con la forza e l’impeto…
In questo modo non cambia niente se sei cieco, hai solo una gamba, hai i capelli biondi oppure neri…
L’importante è arrivare in vetta.»
2) Essere un “blind climber” non ti ha impedito di scalare alcune delle Seven Summits, movimento e tecnica, forza e gambe… elementi essenziali per ogni scalatore. Nella tua esperienza però c’è un dato in più: cosa significa dunque usare l’intorno come “rifrazione” della realtà?
«Prima di tutto devo analizzare, comprendere e accettare lo spazio che mi circonda, solo dopo posso cominciare a scalare.
Non sono l’ambiente, le altre persone o addirittura i miei avversari ad adattarsi a me, no! Tocca a me farlo…»
3) Dalle tue parole, si percepiscono i rumori crepitanti dei passi mentre scali, il rumore del vento verso la cima, lo stridio dei rapaci in alto nel cielo, le pietruzze che calpestano i tuoi amici che scalano con te. Quanto è importante il contatto con la Natura per Andy Holzer?
«La natura è la mia essenza, io stesso non sono altro che natura, è per questo che riesco a descrivere colori e forme nei minimi dettagli, a comunicare in maniera così vivida i fruscii, le foglie calpestate in autunno o il rumore dei sassolini che cadono, pur senza averli mai visti.»
4) Quanto è distante il tuo mondo, da quello di coloro che vedono con gli occhi e che oggi ha prodotto il trionfo del capitalismo degli oggetti?
«Probabilmente non è affatto distante.
Semplicemente io non ho la possibilità di ingurgitare molti beni di consumo, per esempio auto veloci, vestiti alla moda oppure sostanze che stordiscono, come l’alcol e le droghe.
Se lo facessi, sarebbe come se spegnessi la luce al mio modo di percepire senza vedere. Non si può essere ciechi e ubriacarsi, il mio cervello ha bisogno di ogni singolo istante di assoluta lucidità e concentrazione.
Quindi la cecità per me è persino un piccolo vantaggio, perché mi mantiene sveglio e vigile.»
5) Vieni da un piccolo paese (Amlach/Tirol), parli di (grandi ma) piccole cose. Sapresti definire il concetto di “piccolo” e che importanza ha? E dove lo trovi, dove lo cerchi?
«Per me non esiste il concetto di grande, grande è la somma di tanti piccoli.
Ho sempre dovuto e tuttora devo fare tantissimi piccoli passi, cosa che raccomando a tutti. Se io vedessi solo il grande obiettivo mi dispererei, quella grande montagna mi schiaccerebbe e non troverei mai in me la forza e l’ottimismo se fin da bambino non avessi imparato la tattica dei piccoli passi.
In fin dei conti quelli che fanno le cose in grande, spesso sono personcine da poco.»
6) Se l’uomo è le sue scelte, come si fa a (prima) fare e (poi) adattarsi a ciò che si è scelto (invece della comoda possibilità dei vedenti di scegliere in base a ciò che si vede/quindi a volte ingannandosi)?
«Sono assolutamente d’accordo!
Prima di tutto devo capire che possibilità ci sono. In trattoria il cameriere mi chiede: “Cosa desidera?” ma io non so cosa ci sia da mangiare… Al computer, io non posso cliccare con il mouse quello che voglio, devo prima verificare le diverse possibilità ascoltandole con il mio programma di sintesi vocale, poi posso decidere.
È così che ho imparato a considerare sempre tutte le opzioni, senza concentrarmi solo sul mio obiettivo.
In questo modo scopro sempre delle opportunità, delle occasioni che se ci vedessi normalmente non scoprirei…»
7) Montagna, neve: sei spesso nel silenzio, sembri un eroe dell’anti-velocità paradossalmente innamorato della “velocità” della vita e degli sport estremi. Cos’è il tempo per te? Cos’è il silenzio?
«Vado in montagna perché amo la lentezza.
Nessun alpinista al mondo è in grado di affrontare una parete del 7° grado come un centometrista.
Nessun alpinista al mondo corre quando si trova a settemila metri di altezza.
Lassù tutto è più lento e il tentativo di introdurre la velocità e la competizione nel sacro mondo delle montagne è destinato a fallire miseramente.
Gli spettatori non riusciranno a capire perché l’alpinista cerca di correre, per poi magari arrivare da solo in vetta. Perché lascia indietro i suoi amici e poi durante la discesa si spegne, sfinito.
Gli spettatori vorrebbero poter condividere ciò che raccontiamo noi che pratichiamo l’alpinismo estremo. È anche per questo che ho successo, io parlo solo di cose normalissime: paura, lentezza, debolezza e molto di ciò che chiunque ha dentro di sé e che sente ogni giorno. In questo modo tocco le persone nell’animo, nei desideri di tutti i giorni, e risveglio i loro sogni.»

Un ringraziamento speciale a Andy Holzer per aver dedicato tempo e attenzione a questa intervista. Per il colpevole ritardo della pubblicazione, grazie a Silvia Turato e Keller editore per la pazienza…