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l’arte del piano b

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L'arte del Piano B di Gianfranco Franchi esce per… Piano B edizioni (euro 13,50). Titolo e azione di marketing sul nome dell'editore. 1 a 0 per l'idea.
Dopo una lettura più profonda della prima, piacevole, scorsa si scopre che L'arte del Piano B intanto è un libro che va diviso in due parti perchè parla di "Avere un Piano B" ed "Essere un Piano B" e già questa è una differenza non da poco.
L'arte del Piano B insomma è un libro da leggere per tutti quelli che hanno capito che "tanto il meglio è già passato" e quindi, quindi, a che serve fare finta di niente? A che serve stare ancora al giaccacravatta, comprarsi casa e però in periferia che in centro costa troppo, mangiare le cose comprate ai centri commerciali perché la spesa si fa il sabato mattina! E soprattutto, soprattutto, rimanere fermi dove si è perchè non si ha il coraggio di affrontare… di affrontare… appunto, il libro di Franchi punta il dito verso questo "ineffabile" blocco che tutti ci ottunde e tutti ci blocca, tutto ciò che non ci rende liberi nell'oggi sacrificati – come ci insegna la migliore pubblicità progresso – a farlo, sacrificarci, in virtù di un non meglio specificato "futuro" (ma, sembra dire Franchi, meglio per chi? e tra quanto?).
L'arte del piano b è un libro strategico come si legge dalla cover. Strategico perchè in un mondo di tattiche, al massimo di tatticismi, opportunismi, doppiogiochismi, strane alchimie per cui non vince chi è più bravo ma chi conosce meglio le regole (vedi alla voce "tattiche") dell'arrivare primo, svela che l'unico modo per evitare di divenire "perfetti cloni da macello" bisogna dare più spazio alle proprie azioni. Allora, dice Franchi, dare più peso alle nostre scelte. Ma non nel senso etico, quanto in senso pratico: il Piano B è l'alternativa, la via d'uscita, la seconda scelta, l'idea geniale che ci porterà lontano dal pantano dove siamo oggi. Il Piano B insomma è quello che  tutti diciamo, "Vabbé accetto questo lavoro, accetto di essere sottopagato per fare una cosa che non mi piace, lo faccio per potermi permettere le ferie ad agosto insieme ad altre migliaia di persone, essere scontento in una casa che per fortuna esistono le riviste di CasaCountry dove posso sublimare, e però…però lo faccio per un buon motivo…". Ecco. Franchi ci pone una buona domanda, quale è il buon motivo per non assecondarci e non osare la verità che condanniamo, allora, a mero "Piano B"?
L'arte del Piano B prevede, come precedente alfabetico-numerico-ontologico, un "uomo del Piano B" che – diciamocela un po' tutta – ne ha proprio piene le scatole delle regole da quattro soldi che neanche abbiamo scelto noi… Franchi non propone idee rivoluzionarie (per fortuna, visto che ormai tutti parlano di "rivoluzione" e quindi se tutto è rivoluzionario, cosa è veramente rivoluzionario?) nè tantomeno ci propone la ricetta perfetta per la realizzazione – che pure andrebbe di modissima in questo scampolo di 2011 di libri di cucina in vetta alle classifiche italiote.
L'arte del Piano B si sofferma piuttosto ad analizzare ciò che ancora possiamo fare, da uomini e donne: "Non te l'aspettavi – scrive Franchi – ma lui, tutto a un tratto, ha preso e cambiato vita e hai proprio la sensazione che il paraculo sia stato lui."
Quale la proposta? Scrive Franchi: "Se c'è una cosa che dobbiamo fare, come prima mancata classe dirigente del paese, è prendere atto che sta a noi avere la fantasia, lo spirito e l'intelligenza, per immaginare nuovi paradigmi…
Il "come" ve lo leggete sul libro!
In perfetto stile anglosassone, però, possiamo dire che Franchi assume che non tutti possano essere dei Piani B, ci vuole capacità e serietà, scrive infatti l'autore:  "Pizzicherai, nel corso degli anni, tutta una serie di soggetti velleitari, diciamo dei "Wanna Be Piano B" (…) Ora, ci sta che a certa gente sia venuto bene un Piano B nonostante la nulla documentazione, la fiacca progettazione, l'inesistente professionalità. E' successo qualche anno fa. Si chiama culo… Ma, mica è sempre domenica."
Franchi attacca l'egocentrica stupidità incosciente della nostra generazione facilona quanto apparentemente tecnologica, nel libro analizza l'estrema facilità con cui gli utenti scambiano uno dei beni più preziosi che abbiamo, "l'agenda personale", condividendola in Rete. Franchi sembra conoscere molto bene il giocattolo apparentemente semplice della tecnologia spicciola usata da chiunque, molto spesso senza saper riconoscerne minimamente i rischi: "Ogni giorno-scrive l'autore -mentre davi senso ai tempi morti in ufficio caricando una fotina o due e un video (…) stavi offrendo a figure incontrate per sbaglio (…) qualcosa di unico, e di valore assoluto. La tua agenda. Purtroppo, una volta fregata, l'agenda non ha più valore. E' una copia. E non c'è Piano B che tenga". 
E' l'epoca della "deconcentrazione da Web" questa, l'epoca del "multitasking" ovvero: "dedicarsi a tante attività contemporaneamente, nell'assurda pretesa di essere perfettamente in grado di assicurare la stessa qualità di lavoro a ognuno di esse".
Il libro di Franchi non è saccente però, nè "guru", non è serioso nè educativo, per fortuna. E nella metafora calcistica sintetizza molto bene cosa voglia dire per l'autore "essere" un Piano B (non solo quindi "avere un Piano B"). parlando di calcio infatti, Franchi ricorda il mitico Foggia di Zeman, lo descrive quel pensiero con nostalgica ammirazione: "una visione del modno. Che sintetizzerei così: dobbiamo vincere, ma dobbiamo vincere giocando assolutamente bene. Vincere diversamente è sbagliato e profondamente insensato (…) Zemanlandia (…) era naturale che non potesse vincere lo scudetto. Ma è come se ne avesse vinti tre o quattro di fila, e nessuno può convincere i veri appassionati di calcio del contrario". 
Non so se leggerete questo libro. Personalmente però, non so, non leggerlo sarebbe un po' come se vi piacesse il cinema e non avete mai visto Fight club, tanto per capirci.
 
Ma, non ditelo troppo in giro, i segreti sono rari e vanno custoditi: "La prima regola del Piano B è che non si parla del Piano B". Buona lettura!