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le città nei fumetti

Spiderman_The_Movie Daredevil
New York per Spiderman / Hell's kitchen per Daredevil

The Big Apple: la Grande mela. Sirene spiegate e cemento sotto la Statua della Libertà. Spiderman lancia ragnatele dai grattacieli di New York. Nei vicoli di Hell’s Kitchen, Daredevil difende i più deboli. I supereroi di N.Y. sono street fighters. Eroi. Ma umani.

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Topolinia e Paperopoli

Le città immutabili: nelle città di Disney i ruoli sociali determinano gli spazi urbani. Topolino detective è astuzia supponente. Paperino sfortunato è l’uomo medio. L’american dream animato è confine e specchio dei suoi abitanti.

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Asgard ovvero il regno di Thor, il dio del tuono
(al cinema nel 2011)
La casa degli dei. Immortali: Asgard, la città dorata è una fortezza di pietra costruita da un gigante di ghiaccio. Il suo edificio più importante è il Valhalla, dimora di Odino e degli dei uccisi: un palazzo dalle porte immense (540) e dal tetto di scudi.

Gotham-city-dark-knight
Gotham city per Batman

Tecno-dark: Gotham è la vera co-protagonista delle avventure, pulp e hardboiled, del Cavaliere Oscuro. Il simbolo dell’uomo pipistrello svetta nella notte, presagio di luce contro la follia degenerata delle Maximum City.

Moebius
Moebius

Metallo urlante: nelle città di Moebius lo spazio è cablato, intreccio di fili e reti digitali. Alien, Tron, Dune... Dentro hangar ed ex linee metropolitane, gli insediamenti post-umani si difendono da mostri e automi: il futuro è cibernetico, etereo, umanoide.

Namor
I regni di Atlantide: Namor il Sub-Mariner

Il mondo sommerso: dal Mar Glaciale Artico alle profondità oceaniche, il principe Namor governa i mari, presiede sul regno delle creature marine. Atlantide e i suoi palazzi sono la meraviglia del blu profondo. Il mito immortale. La città perduta.

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La Teheran di Persepolis

Oriente politico: divenire donna nell’Iran del fondamentalismo islamico. Tra un burka nero e profumi speziati, il Potere miete vittime e rivoluzioni. Di Teheran e delle città delle Mille e una notte rimangono solo macerie da attraversare, verso un mondo senza guerra.

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Il piccolo villaggio gallico di Asterix

L’autarchia delle micro-resistenze: il piccolo villaggio di Asterix (e Obelix) resiste all’avanzata di Roma. Una palizzata di legno, un’economia di base, semplice e auto-sostenibile, sono la ricetta di una società dove è solo l’unione che fa la forza.

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La “neo-Tokyo” di Akira 2020

Neo-Tokyo: il caos regna. I palazzi formano un groviglio di violenza, le strade sono invase dai motociclisti. La tecnologia è strumento di controllo e repressione. Sembra quasi Tian An Men… Ma Akira salverà il presente dal suo futuro.

Metropolis
Metropolis

Monolite. La “madre” delle “città” è un viaggio al termine della post-modernità. In Superman è Smallville: smog e metallo, Toronto e Cleveland; Osamu Tezuka tratteggia un’urbe manga; (Capitan) Metropolis è un Watchmen… nel cinema, il cybervolto futurista di Fritz Lang.

Commenti

caro tito, viva la franchezza! mi becchi su disney sul quale, in effetti, forse nutro da sempre pregiudizi e dunque in ordine congruente: topolinia e paperopoli alle quali mi riferivo per le storie sono proprio quelle dei fumetti invece (i cartoni non li ho mai visti, non saprei). tra l'altro la tua riflessione parte da tre righe di commento su queste città e dunque fai bene a dire che ti sembra approssimativo il senso del tutto, le tre righe. per specificare, le città dei personaggi a mio avviso sono "fermi" nella bolla spazio-tempo creata da disney, in cui - la mia riflessione forse sbagliata ma che ha fatto un percorso abbastanza chiaro (nella mia testa...) - i vari paperino, fatto da disney papero medio e sfortunato, mica da me, e topolino che scopre tutto ed è sempre bravo e amico di pippo e pulito e puntuale, insomma che palle!... a paperopoli e topolinia insomma tutti stanno dove sono, un'india a fumetti. ma, ripeto, è un'impressione.
sulla tua - simpatica - difesa disneyana, poi, il fumetto parte sempre dalla realtà, e mica lo fanno solo i disegnatori di walt...penso a moebius, a v per vendetta, a...tex! la realtà fa sempre da sfondo, è...banale quanto reale appunto. certo la città di paperinik in questo forse è la più "dark" (ma ho un unico debole in disney, ed è pk).
insomma, la mia banale e circoscritta riflessione di tre righe voleva più o meno dire: nelle città (rapporto città/cittadini) disney gli abitanti sono perfettamente incastrati in un rapporto che a sua volta determina la città, le vie i viaggi le automobili. nessuno si evolve mai veramente dal punto di vista della scala sociale, se nasci paperino rimarrai sempre paperino, non diventerà mai un manager! è come washington che, quando atterri, vedi tutte le casine bainche col giardinetto vicino la casa bianca...insomma un american dream forevé!
...mi sono dilungato! p.s.saluti e grazie per l'apprezzamente

Caro Mauro,
premesso che seguo e apprezzo questo blog...

... perdonami la franchezza, ma mi sembra che ci sia un po' di confusione e di approssimazione soprattutto per quanto riguarda il fumetto disneyano. Fumetto che tu peraltro confondi con l'animazione. Due mondi diversi.
Il fumetto disneyano ha da sempre un fortissimo legame con la realtà, usata come importante materiale narrativo. È un fumetto che vive nel proprio tempo, se ne nutre, lo respira. Pensiamo alle città nelle storie di Gottfredson, di Barks, di Scarpa, più recentemente all'esperienza di MMMM, alla Paperopoli di PK... città in continua evoluzione. Città reali, non reami incantati.
Si accusa spesso il fumetto popolare di essere lontano dalla realtà, appunto. Ma ci si dimentica quanto ci sia immerso il fumetto disneyano.
E c'è questa tua visione di "astuzia supponente" per Topolino. Suona tanto di sentito dire, se posso permettermi. Topolino è l'eroe della porta accanto, equivalente fumettistico dei personaggi dei film di Capra, se vogliamo. Poi possono esserci storie mediocri, dozzinali... lo so, lo so... ma è giusto che noi ci riferiamo alla matrice più vera e più solida del personaggio. (E per dirla tutta anche Paperino non è né sfortunato, né uomo medio. Ma rischio di dilungarmi, scusami.)

Tito Faraci


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