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messaggeri in bicicletta

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Storia di un giornalista che, messe da parte sedia, scrivania e pc, è montato sul sellino... e ora consegna pacchi, lettere, con la sua bici, a Milano. Come in altre grandi capitali mondiali (New York, Berlino, Tokyo) arrivano in Italia i bike messenger: soluzione "verde" alle consegne a domicilio. Un servizio nuovo, ecologico, e (alla faccia del traffico) efficacissimo.

Come ti chiami, cosa facevi prima di fare quello che fai?
Mi chiamo Roberto Peia, ho 54 anni e sono un giornalista professionista free lance: ho iniziato a lavorare nel settore dell'alimentazione e della tutela del consumatore (Altroconsumo) e  poi ho lavorato per il web (Virglio.it), TV, Radio e giornali.

Cosa fai, perché?
Ora faccio - anche - il bike messenger, il corriere in bicicletta perché, da un lato è sempre più difficile, alla mia età, trovare un'occupazione nel campo dell'editoria, dall'altro perché vorrei fare qualcosa per questa  Milano sempre più soffocata dal traffico e dallo smog. Perché amo la bicicletta e da anni ho sperimentato che è il miglior mezzo di locomozione da usare in città. Perché è un'iniziativa che potrebbe dare un lavoro a molti ragazzi: a studenti, a precari e a molti disoccupati (il numero di persone che si sono registrate sul sito http://www.urbanbm.it/ alla pagina web “vuoi pedalare con noi” aumenta sempre di più ndr).

Questi tipo di servizio esiste in altre città europee, l'Italia è pronta?
Sì, i bike messengers esistono da decenni nelle principali metropoli mondiali, come  New York, Londra,Tokyo, Berlino, Barcellona. L'Italia sarebbe anche pronta: la maggior parte delle città è piatta e dalle dimensioni ridotte. Molti manager, che hanno studiato e lavorato negli Usa o in Germania, sanno, perché li hanno visti sfrecciare per le strade, che lì i corrieri più veloci sono quelli in bicicletta. E sono gli stessi manager di aziende che presentano anche un bilancio socio-ambientale e che sanno quindi che possono includere tra le vari voci anche il nostro servizio. Forse non sono pronte le amministrazioni pubbliche, forse non sono pronte le nuove ciclabili sempre promesse, ma mai realizzate. Sicuramente sono pronti i cittadini a convivere maggiormente con la bicicletta e lo dimostrano il successo del bike sharing a Milano o gli incentivi ministeriali per l'acquisto di una bicicletta, andati a ruba in pochi giorni.

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Il mondo è una bici, o le bici fanno le cose tonde e quadrate?
Le bici fanno le cose tonde... smussano le spigolosità della vita quotidiana. Pedalando, anche in città, si possono effettuare traiettorie sinuose e scoprire nuovi angoli della città, del tuo stesso quartiere, del percorso che hai fatto mille  volte in macchina. Pedalando si torna un po' bambini e si sorride a tutto tondo; non si è inscatolati in macchine che pesano quintali e inquadrati in vie senza scampo. La bici è un mondo.

Nuovi mestieri: nuovi schiavi o nuovi liberi?
Il nostro è un mestiere appunto nuovo. Pedalare è bello, ma soprattutto sotto il sole tra le colline senesi o lungo l'argine di un fiume. Mentre pedalare in città può anche essere duro e pericoloso. Io personalmente lo vivo come liberazione: non sto più seduto 8 ore ad una scrivania davanti a un pc, ma mi muovo, sudo  e mi tengo in forma senza andare (in macchina) in palestra. Difficile dire se sia schiavitù o libertà: a mio avviso dipende molto dall'approccio che si ha con il lavoro in generale (io come giornalista ho avuto la fortuna di sentirmi sempre molto libero di scrivere quello che volevo) e con questa città (a cui è sempre più difficile voler bene): io ora non mi arrabbio più con l'automobilista che mi taglia la strada, non mi arrabbio più se non trovo una rastrelliera vicina al portone dove devo fare una consegna.
Un tempo si diceva che il lavoro nobilita l'uomo: io penso che alcuni lavori non lo nobilitino affatto, mentre lavorare per togliere un po' di smog in una città abbia qualcosa di nobile. Ripeto è anche un lavoro duro: pedalare ore sotto l'acqua o al freddo non è piacevole e spesso bisogna anche spingere assai perché il cliente "ha fretta", ma trasformare la fretta in velocità, dà un senso di libertà.

Una consegna divertente che hai fatto. Una consegna che vorresti fare
Tra i nostri clienti abbiamo una nota ditta integratori alimentari e quindi ci siamo dotati di un bakfitz, una bici gargo per trasportare scatoloni e merci voluminose: tali bici sono comunissime ad Amsterdam o a Copenahgen e sono usate per portare a scuola i bambini o addirittura per fare i traslochi. Un giorno ho dovuto portare una discreta quantità integratori, per un valore ben superiore ai mille euro, alla signora DeMarinis (nome di fantasia). Quindi mi immaginavo di incontrare una giovane donna, ovviamente bellissima e in gran forma, magari una triatleta che si apprestava a fare la Maratona delle Dolomiti. Dopo aver suonato due o tre volte il campanello mi apre la porta una ... vecchina, tutta curva, con il bastone e le pantofole e un bel sorriso mi dice, quasi scusandosi, che è suo figlio quello che usa tutti quei prodotti per lei inconcepibili. E poi, quando sono ormai sulla porta e devo scappare perché devo fare ancora altre consegne, mi fa cenno di avvicinarmi, infila una mano nel grembiule da cui estrae due euro che mi offre dicendomi " Non so se bastano, è tanto tempo che non esco di casa, ma forse per un caffè sì". Me ne sono andato commosso.
La consegna che vorrei fare è al Sindaco Letizia Moratti. Innanzitutto per farle vedere le nostre belle, leggere e scattanti biciclette e farle vedere quanto siamo veloci.  E poi per dirle che, se davvero si vuole fare un EXPO 2015 ecologico e a misura d'uomo, tutta la comunicazione cartacea, le buste, gli inviti che a partire da oggi fino ad allora dovranno transitare per le vie di Milano potrebbero farlo non utilizzando auto blu o motorini "puzzolenti", ma rapidi, ecologici, silenziosi corrieri in bicicletta.

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