INTRO
"1993. Segnalazione di un periodico che nemmeno riesco a ricordare: è appena uscito il primo album di una nuova band inglese. Loro si chiamano Radiohead, vengono da Oxford. Il loro primo singolo, Creep, è stato cancellato dalla programmazione della BBCRadio 1 perché “troppo depressivo”. Proprio come Something In The Way dei Nirvana: canzoncina suicidella. Per i miei malinconici quindici anni quella notizia bastava e avanzava. M’ero già deciso per l’acquisto."
Inizia così Radiohead. A Kid. Testi commentati di Gianfranco Franchi (Arcana, pp.540, Euro 18,50). Come Nick Hornby, un linguaggio pulito a tratti emotivo, accompagna per mano nella storia della band, che più di ogni altra, ha cambiato il rapporto tra musica e tempo. Incastro perfetto del confine uomo-macchina che lo stesso cantante Thom Yorke incarna alla perfezione, creep dalla voce dell’infinito.
Il libro di Franchi è un acuto che spicca lacrime salate, nervo scoperto attraverso le singole parole e la carta che fruscia e schianta. Come le lyrics dei Radiohead, il gruppo che ha iniziato a parlare di ambiente ed ecologia, di rapporti umani, di Terra e pianeti. Non mancano i commenti personali e le note di approfondimento, è un lavoro serio e duraturo che consegna una pubblicazione complessa e controllata, senza sbavature, pur con richiami narrativi che non sviano mai attenzione però piuttosto la riequilibrano, rendono più umana la lettura. Thom York-Alice nelle meraviglie si guarda intorno come un alieno sulla terra, senza possibilità di ritorno, il blocco allo stomaco è uno sguardo ai versi che no si potranno mai dimenticare, l’amore che non c’è più, l’impossibilità a essere per sempre.
Franchi racconta di come i testi, soprattutto i testi, dei Radiohead siano una manciata di terra in faccia. Un grumo fastidioso che racchiude letturatura e poesia, maledizione e profondità, cultura consapevole e libri, divorati letti incendiati nella mente (Alienazione, e spleen: Negative Creep era lo status del primo Kurt Cobain, nel 1989, all’altezza di BLEACH – pag.28). Ripercorre i tempi del nome collettivo Radiohead e li scompone per identità, quasi a rifondare singole tessere di un unico puzzle caotico. Considerando tutto, utilizzando tutto, ripercorrendo tutti i periodi, sempre in anticipo, della band. I testi dedicati ai deboli (pag.248 Never Is A Promise) e l’impegno politico di r-esistenza (p.263 You And Whose Army), dalla disperata unicità della solitudine più cupa (High And Dry, pag.89) all’attacco dell’uomo alla divinità, sulle note immortali del bacio di Romeo e Giulietta in Exit Music (for a film) capolavoro dell’album immortale OK Computer.
E là dove Thom Yorke urlava al suo dio
Now we are one / In everlasting peace / We hope that you choke, that you choke / We hope that you choke, that you choke / We hope that you choke, that you choke.
Franchi aggiunge senza pietà misera, tenacemente umano “…perché chi lascia che un amore come questo sia distrutto non ha ragione d’esistere, né può pretendere d’essere amato. È il dio invidioso dell’amore che non conosce, il dio che va defenestrato. Il dio assassino e vendicativo, incauto e indifferente: il dio che non guarda alla luce delle anime, e che a ogni cosa acconsente. Il dio delle religioni stupide, onnipotente nel bene e nel male: l’assassino che dovremmo ammazzare.“
I Radiohead sono una band che ha attraversato la Rete, la poesia lungo i nodi del Tempo che non conosce traccia e confine. Quali i prossimi cambiamenti del mondo, i Radiohead saranno lì… Scrive Franchi: «Yorke scriverà nuovi versi di protesta: denuncerà le atrocità del regime cinese e le iniquità dell’ormai decadente Impero Americano, e del suo vassallo primo, l’Inghilterra. Simpatizza da sempre per la causa tibetana: per il Tibet scriverà qualcosa di simile ad un inno. Parlerà dei problemi dei lavoratori inglesi e della necessità di vivere ad un ritmo più lento (…) Combatterà le battaglie di Monbiot e di Rifkin, per tutelare la vita sul pianeta Terra. Infine, canterà l’Apocalisse. Ormai… gli manca soltanto un album sull’Armageddon, sullo scontro finale».
Un libro che non conosce scappatoie, recidente come la voce che scortica l’anima e la accompagna, nelle profondità di ognuno. Da non perdere. E basta.
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